DANIELE ZUCCONI.
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IL FILO E LA CORDA.
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2022. Stamperia Benedetti. PESCIA (PISTOIA).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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"Mi trovai non fanciullo nelle armi e dove ebbi temenza molta....."
"Cos vid'io gi temer i fanti ch'uscivan patteggiati di Caprona, veggendo s tra nemici cotanti...."
Dante Alighieri, Cavaliere Feditore.
Il Sommo Poeta prese parte alla Battaglia di Campaldino, l'11 giugno 1289, nelle schiere dei Guelfi di Parte Bianca esiliati da Firenze, a sostegno dei Ghibellini di Arezzo. Vestito Cavaliere, affrontando il nemico nei primissimi scontri, cos come era previsto per i Feditori.
Per la prima volta affronta lo stupore, lo sgomento, il terrore che assalgono lo spirito umano quando si  al fronte.
Vede anche gli identici sentimenti colpire i fanti, specie i cives inviati da Citt e Comuni, senza alcuna esperienza, n di armi, n tantomeno di battaglie, fronteggiare i numeri degli eserciti nemici.
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L'AUTORE.
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Daniele Zucconi  nato a Massa e Cozzile nel 1961. Laureato in Scienze Politiche e Giurisprudenza, Master in strategie operative sulla Sicurezza Urbana.
Docente universitario e formatore in materie storiche e
tecnico-giuridiche, ha pubblicato Sicurezza e lavoro nero (2020), La tradizione civica (2020).
Appassionato di Storia, si propone con un romanzo storico che si sviluppa l dove affondano le sue radici.
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Presentazione.
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La Battaglia di Montecatini, combattuta il 29 Agosto 1315, sulle rive dell'attuale Padule di Fucecchio, allora conosciuto come Lago di Gusciana, a sud dell'antica via romana che tagliava ed attraversava la Valdinievole, passato il Serravalle, nel percorso da Pistoia a Lucca, presenta diversi elementi che non rendono sufficienti le spiegazioni della sconfitta della coalizione tra Firenze, Siena e Napoli, riferite a loro meri errori tattici nello scontro.
Si trattava di coalizioni fortemente sbilanciate nei numeri, con quella di Firenze, Siena e Napoli che poteva contare su contingenti largamente superiori e che negli episodi precedenti, con numeri assai pi vicini all'equilibrio, avevano suggerito e condotto a sottoscrivere rapidi trattati di pace o ad affidare la tenzone allo scontro tra pochi cavalieri. Da questo lato si potevano contare intorno a 50.000 fanti e 5.000 cavalieri. Nel campo opposto, di Lucca e Pisa, si contavano 25.000 fanti e 4.000 cavalieri.
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Quello che salta agli occhi sono i numeri relativi ai morti, ai dispersi ed ai prigionieri.
Lucca e Pisa, parte vincente con numeri largamente inferiori, ebbe 300 morti.
Firenze, Siena e Napoli contarono 10.000 morti, 300 dispersi e ben 7.000 prigionieri.
Per qualsiasi esercito composto da circa venticinquemila soldati tra fanti e cavalieri, riuscire a farne prigionieri circa 7.000 appare un'impresa pi che ardua in tale epoca, anche se in epoca moderna si sono contate catture di prigionieri ben maggiori (es. Primo e Secondo conflitto mondiale, Guerra del Golfo, ecc.).
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 sicuramente opportuno valutare con prudenza i dati numerici riportati dai cronisti contemporanei, e dalla storiografa di epoche seguenti, tenendo altres presente che possibili riletture di vicende storiche possono essere improntate ad interessi "politici" contingenti.
Un dubbio in tal senso pu innescarlo la narrazione della Battaglia di Anghiari, del 29 giugno 1440, le cui analisi successive condurrebbero al risultato di aver provocato circa novecento morti, mentre Niccol Machiavelli, nelle sue Istorie Fiorentine, scritte tra il 1520 ed il 1525, ne offre una diversa irridente quantificazione: "E in tanta rotta e in s lunga zuffa, che dur dalle venti alle ventiquattro ore, non vi mor altri che uno uomo; il quale, non di ferite o d'altro virtuoso colpo, ma caduto da cavallo e calpesto espir."
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I numeri riferiti alla Battaglia di Montecatini, da diverse fonti, con tutte le cautele del caso, fanno comunque emergere la visione di uno tra i pi cruenti scontri che hanno avuto luogo in epoca medievale. Tali numeri farebbero presupporre una strategia di sterminio, e di impossibilit di fuga, di cos tanti uomini che non trova facili risposte, se non quella di una completa impreparazione del confronto, nel dispiegare le proprie forze e la pressoch nulla conoscenza del terreno scelto per lo scontro.
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Storici dell'epoca fanno riferimento ad una "Borra tinta di rosso dal sangue" ad "Acque tinte di rosso". Proprio le acque di quel tratto del territorio chiudevano su tre lati le possibilit di fuga: ad est con la Borra, ad ovest con la Cessana ed il Rio Gamberaio, a sud con lo sbocco nel Lago di Gusciana del Fiume Pescia, in grado di buone portate anche in periodo estivo, considerato lo scarso emungimento delle risorse idriche effettuato in tale epoca, con a sud una pressoch totale impossibilit di fuga sia a cavallo che a piedi per la presenza su tutto il fronte del Lago di Gusciana.
In quei giorni, quella parte di piana che va dalla zona di Santa Maria in Selva, al Pedicino, fino alle zone di Bruceto, Traversagna e sbocco dei Torrenti Borra e Nievole si trovava in una depressione, con terreni per secoli interessati da inondazioni ed allagamenti periodici.
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Le azioni e le strategie militari, utilizzate nelle vicende belliche medievali, offrono molteplici analogie e similitudini nei teatri di guerra di tutta Europa. Almeno fino all'avvento dell'uso delle armi da fuoco, negli scontri campali le regole di ingaggio seguono canoni comuni ed invariati nella sostanza per oltre tre secoli. La nascita e lo sviluppo dei Comuni, fino alla creazione degli Stati Regionali e di quelli Nazionali, punteggiano il cammino con tragiche micro storie.
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Sono frutto di fantasia parti degli accadimenti narrati, primo tra essi l'ipotesi di una studiata ed attuata inondazione della Piana della Valdinievole.
Non possiamo sapere se la "folla" progettata da Castruccio Castracani, successivamente divenuto Signore di Lucca, per allagare Firenze chiudendo le acque dell'Arno a Lastra a Signa, in terre fiorentine, al Masso della Golfolina, abbia preso vita in Valdinievole, in quella estate del 1315... Una fantasia che non pu assurgere nemmeno al rango di ipotesi.
Sono realmente esistiti i luoghi richiamati ed alcuni mantengono tuttora i loro toponimi dopo settecento anni, e le persone con i nomi utilizzati, presenti nelle fonti documentali disponibili, a parte quelli dei due protagonisti, il Capitano Nanus, Cesco e quello di Lucina.
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Il riferimento alla vicenda dei legati testamentari, delle pellegrine dirette a Santiago di Compostela, anch'esso ben documentato,  stato spostato temporalmente, anticipandolo, ai fini del racconto. Sono reali i riferimenti numerici e quelli alle diverse norme dello Statuto Comunale vigente nel 14esimo secolo nel Comune di Massa e Cozzile.
La prima met del Trecento, anche in Valdinievole, costituisce un momento di crescita della societ medievale, soprattutto sotto il profilo economico, che ebbe influenza diretta sui diffusi aumenti demografici. Questa tendenza positiva subir poi il brusco arresto determinato dalla seconda e ancor pi micidiale epidemia di Peste Nera del secolo, che si diffonder in Europa a partire dal 1346, cancellando un terzo della intera popolazione.
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Re, papi, principi, vescovi, signori, condottieri...si pongono come noti punti di riferimento incardinati nella Storia; tanti altri protagonisti, sconosciuti, perduti nel tempo e, quasi sempre, elisi da ogni possibile memoria, fanno comunque parte di quella eredit culturale. Anzi, proprio nei centri minori dove sono stati conservati, curati e tramandati, informa documentale, ampi spaccati delle varie comunit in quelle epoche,  possibile avvertirne l'influenza nel determinare condizioni di vita, usi e costumi in ampie parti di territorio italiano, specie in terra di Toscana.
Da un lato individuiamo i fatti tragici, dirompenti, laceranti quali dettati delle guerre, la cui insensatezza ed inutilit fanno elevare ancora di pi la statura di figure come Dante Alighieri, che partecipa alla Battaglia di Campaldino, del 11 giugno 1289, come cavaliere feditore posto sul primo fronte del combattimento, assumendo contezza dello sgomento e del terrore che si innescano, gi per chi era uso al mestiere delle armi, ancor di pi per tutti quei cives che partivano dalle loro citt e paesi, del tutto ignari di cosa avrebbero affrontato. Come Leonardo Da Vinci, che ha saputo offrirne una plastica rappresentazione, gridando, attraverso gli sguardi feroci e atterriti di uomini e cavalli, la necessit di ripudiare ogni forma di violenza verso ogni essere vivente.
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Dall'altra parte  possibile, grazie anche alle fonti documentali disponibili, osservare quanto di positivo fu allora creato, in termini di libert, autonomia, solidariet, mutuo soccorso, partendo dagli strati, anche quelli pi umili, delle societ medievali. Cos come tentare di assumere quanto di sano, solido, vitale ha contribuito a formare le radici di un mondo che parrebbe cos distante. Nei documenti, come pure nelle porte, nelle mura, nei selciati, in ogni singola pietra, che sono ancora visibili e presenti in Citt e Paesi, cogliere spunti di principi e valori che sono s lontani nel tempo, ma tuttora utili e necessari. Tendono sempre, per donarcelo, un filo.
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Daniele Zucconi.
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IL FILO E LA CORDA.
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Vigilia della Battaglia di Monte Catino 28 Agosto, Anno Domini 1315.
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Fuori il Castello di Massa, 28 agosto A.D. 1315 Ora Terza.
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LUCINA! LUCINA! un nome gridato pi volte all'indirizzo di una casupola mezzo diroccata, coperta dai rami di un gigantesco castagno. Pare pi una carbonaia che non un'abitazione in condizione di accogliere una presenza umana. Il castagneto della Balenaia la avvolge, il Paese  pi vicino di quanto non sembri rispetto all'idea che d questo posto, che parrebbe sperduto nel nulla. Una figura femminile si affaccia dalla porta, quattro tavole inchiodate alla meglio, miseri stracci addosso, un volto scavato e rinsecchito, di una vecchiezza indefinibile. Il suo incedere ingobbito, con lo sguardo verso terra, non le fa distinguere l'interlocutore ma alzato il viso riconosce quello che gridava il suo nome.
Ah. Sei tu Cesco... e prima che riesca ad aggiungere qualcosa lui la incalza S, sono io. Sono venuto con Messer cerusico, che ti vuole parlare a proposito di certi tuoi medicamenti. La Vecchia lo guarda con un moto di rimprovero e poi si rivolge al cerusico, che sta scendendo, non senza difficolt, dalla sua cavalcatura.
Messere, io non sono in grado di insegnare niente a nessuno, figuriamoci a Voi con tutti i vostri studi, la vostra esperienza. Per niente indifferente alle adulazioni, il cerusico abbozza un sorriso compiaciuto Infatti, posso dare lezioni di medicina a tanti, anche ai miei colleghi. Ha insistito lui per farmi venire a parlare con te. Cosa potresti mai dirmi dei tuoi intrugli? Ma dopo che ha visto insieme a me, ieri sera, il soffio divino abbandonare il corpo di Nunzio, ha insistito e insistito per portarmi qui da te. Nunzio?  morto Nunzio? Ma cosa gli  successo? Ma niente di particolare. Aveva dei forti dolori ad un fianco, di sicuro causati da fluidi ammorbati. Lo curavo da cinque giorni e ieri, improvvisamente, senza alcun segno premonitore, lo Spirito di Dio lo ha abbandonato. Senza neanche dargli il tempo dei conforti religiosi. Ma Messere, mi perdoni, le cure? Quali cure? Le stesse usate da sempre nei casi come quelli di Nunzio: i salassi. Per far uscire i fluidi ammalorati dal corpo, come faccio sempre, con l'aiuto di Sebastiano che procede dopo che gli ho dato le giuste indicazioni. Sebastiano chi? Il norcino del Paese?
S, proprio lui. Preferisco evitare la vista del sangue. La Vecchia fissa a lungo l'accompagnatore del cerusico e pare mutare colore, la pelle di cuoio assume tratti violacei e, forse prima di esplodere, la voce esce in un sussurro verso il giovane Tu lo sapevi? Nunzio...pure Nunzio... A quanti siamo arrivati quest'anno?
Con lui siamo a sette...Cosa dovevo fare? Cosa dovevo dire? I cerusici curano tante malattie con i salassi, in pi, alcuni, troppi, per farsi curare si fanno incidere le vene da norcini, beccai, barbieri...
La Vecchia guarda dritto negli occhi il cerusico, che non pare aver minimamente colto le accuse dirette anche a lui Niente. Non ho niente da dirvi Messere. Andatevene via da qui.
Poi, tra s, "Nunzio...pure Nunzio..." Andiamo Messere non  la giornata giusta questa... Cos dicendo l'accompagnatore prende le briglie della sua cavalcatura voltandosi per riprendere la direzione del rientro in Paese. Cos fa il cerusico, avviandosi a piedi a fianco della sua cavalcatura, prima di trovare un punto pi agevole per risalire in sella.
La Vecchia, che nel frattempo aveva gi voltato loro le spalle, non rientra in quei quattro sassi accatastati dove vive ma si volta di nuovo osservando intensamente il cerusico. Lo vede scivolare all'indietro, cadendo pesantemente al suolo, sbattendo il cranio per terra. Un colpo secco, come di ramo spezzato, sovrasta il rumore degli zoccoli dei cavalli. Ma cosa  successo?  morto ammazzato! La guarda atterrito l'accompagnatore, che gi si vede appeso nella gabbia fuori le mura o calato nella Fossa, in attesa di essere giustiziato dal boia per aver partecipato all'assassinio del cerusico Ma cosa dici, non  morto e non morir certo per questo. Ora lo carichi sul suo cavallo, quando arrivi alla fonte qui sotto, prima del Paese, gli tiri l'acqua in testa e lo fai rinvenire. Gli spieghi quello che  successo:  caduto all'indietro, scivolando sulla mota che aveva trovato prima di risalire a cavallo. Gli dici che dovr restare disteso a letto per due giorni perch il colpo  stato molto forte. Non ricorder niente. Ma proprio pi niente. N il suo nome, n, tanto meno, di essere stato un cerusico. Il Podest, appena si render conto che non pu pi fare il suo mestiere, lo rispedir alla sua famiglia a Modena. Date queste istruzioni la Donna
si volta e si avvia verso casa borbottando tra s "Nunzio no! Nunzio  troppo!"
Ma prima di rientrare nella casupola, si volta ancora Mi hai portato quel mentecatto...dovresti preoccuparti di altro.... Domani ci sar la battaglia nella pianura... Ma cosa dici? Come fai a saperlo? Sono tutti schierati l da settimane, si risolver come le altre volte, si parleranno gli Ambasciatori, riferiranno ai Signori e troveranno una soluzione conveniente a tutti. Un paio di casse di fiorini d'oro da chi rischia di perdere e ognuno se ne torna a casa. Si avvicina la vendemmia, a parte i mercenari che hanno il soldo sicuro, tutti gli altri vogliono solo tornare ai campi il pi velocemente possibile. Hanno fatto appena in tempo a finire la fienagione. Se non fosse che il lago d da mangiare a tutti loro, se ne sarebbero andati dopo due giorni. Lo sguardo della Vecchia  senza espressione, ma le parole ce l'hanno, pesanti, cadono come pietre Vai al Castello, prendi i tuoi ferri e preparati. Domani ci sar battaglia. Domani scorrer cos tanto sangue che la Gusciana si tinger di rosso per giorni e giorni. Se il cielo sar coperto, sar meglio per voi...se sarete in pieno sole bada a te! Stai bene
attento ai segnali di luce, ti diranno il tuo Destino... Ma che vuol dire? Cosa diavolo significa? Vai ragazzo, prepara i tuoi ferri. Vai a fare il tuo mestiere. Cos dicendo rientr chiudendo la porta dietro s.
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Castello di Massa, 28 agosto A.D. 1315 Ora Terza.
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L'accompagnatore, confuso e intimorito dalle ultime parole della Vecchia, carica il cerusico sulla sua cavalcatura e arrivato alla fonte con frustate di acqua gelida lo fa rinvenire, raccontandogli la storia che gli era stata suggerita. Il cerusico, completamente stordito e con lo sguardo vuoto, si lascia accompagnare a casa e mettere a letto dai suoi servi per perdere di nuovo i sensi. Si sarebbe svegliato, dopo tre giorni, in un Paese completamente diverso da quello che conosceva, aumentando la confusione nella sua testa, il suo mondo stravolto da una battaglia e dal suo personale destino indirizzato da una botta tremenda sul cranio. Tornato al Castello, senza rispondere a nessun richiamo di quanti incrociava per strada,  salito sulla Torre ai Campi per osservare la pianura l sotto, per capire se ci fosse qualcosa di nuovo negli schieramenti rispetto a quanto aveva osservato nei giorni passati. Le posizioni sono le stesse, a margine del Lago di Gusciana in quella striscia di terreno dove le acque non arrivano mai in questa stagione; un paio di miglia di larghezza prima che inizino le colline che fanno da cornice, dove poi sono appesi a corona i paesi di Montesommano, Monte Catino, Massa, Buggiano.
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I primi accampamenti contrapposti anche questi piantati ad un paio di miglia gli uni dagli altri, ognuno con il suo torrente a disposizione: nella parte bassa della Borra per senesi e fiorentini, la Cessana per pisani e lucchesi, in un terreno rialzato. Da questa distanza non si vedono i fumi dei fuochi, ma sa che da una parte e dall'altra sono impegnati a cuocere anguille, cavedani, tinche che il Lago offre in abbondanza. Ne avranno gi prese migliaia di libbre.  anche stagione dei migratori, di quaglie, di tortore, forse gi i primi tordi e gli acquatici; con le reti ne staranno cacciando a centinaia. Mancheranno per il prossimo inverno. Per buona sorte le castagne non sono ancora cadute a terra, i ricci verdi sono ancora appesi e non invogliano alla bacchiatura, altrimenti non ne resterebbe neppure una da macinare a farina. Tutto appare immobile, sospeso. Ma se prima pensava che fosse solo da attendere uno scambio di ambasciate, il pagamento di un accordo che spostasse pi avanti lo scontro, con i campi che si svuotano in poche ore e tutto ritorna come prima, dopo le parole della Vecchia una gelida inquietudine si  insinuata dentro, prendendo sempre pi spazio. Ora la sente pure in gola.
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Lo sguardo si accorcia sotto le mura del Paese, verso i Campi. Fuori dalla Porta, a cinquanta bracci pi o meno, dopo la Chiesa di S. Maria ed il Cimitero, c' la spianata dei Campi. L si d esecuzione alle sentenze. Il Comune ha comprato quei terreni, un breve pianoro, quando  diventato impossibile continuare ad eseguire le sentenze nella Piazza del Podest. Condanne ed esecuzione nello stesso luogo. La Piazza con le pietre macchiate di rosso che diventava ruggine bevuta dalle pietre porose, la vista di budella e ossa frantumate che schizzavano e si spargevano... Non per questo si erano ribellate le Rote, specie quelle di Volata e di Trebbio che danno sulla Piazza, bens per le grida, altissime, orribili, che si levavano dalle bocche di quei disgraziati che non ricevevano una misericordiosa morte veloce. I condannati al taglio di un orecchio, di una mano o di un piede, che si vedevano e si sentivano frantumare le ossa.
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Il prezzo ulteriore che veniva pagato al boia che si permetteva non di fare al meglio il suo mestiere, ma di far esercitare il suo aiutante su quegli sventurati. Servizi di un boia itinerante questo lasciavano in sorte. Ma non era pi ammissibile, non pi sopportabile. Da qualche anno devono firmare un contratto in cui si impegnano ad operare in prima persona, con arte e maestria. Che facciano esercitare gli aiutanti su maiali e vitelli prima di farli lavorare sugli uomini. L'acquisto dei Campi  stato necessario. In Paese non arrivano pi le grida dei suppliziati. Viene lasciata l, piantata nel suolo, la forca dove vengono appesi i condannati a morte, con la corda mossa dal vento, alla vista di ogni viaggiatore in arrivo. La pena che i Podest scelgono, quasi sempre se da eseguire l. Per lo squartamento e la decapitazione, se dovesse capitare ancora di applicarli, nel dubbio vengono inviati per il giudizio a Buggiano, dove hanno le carceri in cui rinchiuderli e dopo il giudizio non sono ricondotti a Massa.
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La sentenza viene eseguita l, nella piazza del bestiame, dove non ci sono case abitate e le grida si perdono nei boschi. A Massa resta la Fossa dove calare quanti sono in attesa di giudizio. Una specie di caverna che affaccia dalle mura sulla via di Cessana, vicino alla Torre, ora chiusa da un pesante portone. Era l'inizio di una delle quattro antiche strade di accesso al Castello, realizzate dai Romani. Parte del suo selciato, che arrivava a quella che ora  la Piazza del Podest,  rimasto rinchiuso all'interno di una cantina. Nella parte terminale, sopra le mura,  stato aperto un buco creando quell'antro dove vengono calati e ripresi con una corda quanti devono essere giudicati.  stato reso inevitabile mettere di guardia alla Fossa un soldato, dopo che si sono verificate delle uccisioni per vendetta di qualche arrestato, calandogli acqua e cibi avvelenati, e poi perch, per finire,  accaduto che chi aveva l'incarico di portare acqua e un pezzo di pane agli arrestati, al lavoro per le semine nel suo podere, non era stato avvisato di questo compito da nessuno per un nuovo arrestato.
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Dopo dieci giorni  stato recuperato dalla Fossa. Nessun processo era ormai pi necessario. Ogni Podest viveva con disagio il fatto che ci fossero esecuzioni da eseguire davanti al suo palazzo, e che restassero segni davanti al portone. Finendo il mandato dopo sei mesi, nessuno aveva voluto prendere una decisione per cambiare destinazione al luogo delle esecuzioni. Solo con quell'individuo, che non arriv, unico caso, alla fine del suo incarico la vicenda precipit in modo rapido e irreversibile. Godeva a vedere non solo le esecuzioni pi cruente, ma pretendeva di emettere sentenze che comportassero amputazioni, anche oltre quanto previsto per i delitti commessi. Si compiaceva dei boia che facevano esercitare sui condannati i propri aiutanti. Effettuava gli interrogatori sulla Piazza consentendo di aiutare le confessioni con ogni tortura possibile. L'applicazione di ferri roventi, la fustigazione, il soffocamento, precedevano ogni domanda. Questo accadeva con chi non aveva da pagare, o non aveva familiari o potenti da far intervenire, altrimenti una multa annullava ogni procedimento penale.
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I conti non tornavano n per quanto pagato in quei casi, n per la gestione dei tributi dovuti da ogni estimato, massese o straniero. Non ha avuto modo di arrivare alla fase dell'accusa, nella quale ogni Podest, a fine mandato, deve rendere conto di ogni spesa sostenuta, di ogni singolo soldo passato per le casse del Comune. Dopo quattro mesi  stato destituito dal Consiglio, accusato di baratteria, e rincorso fino nella Piana lungo la Borra, preso a sassate e bastonate. Ha avuto la fortuna che per il suo ruolo non possa essere mai ammessa l'applicazione della pena di morte, nemmeno nei casi pi gravi, n rischiare amputazioni per i furti perpetrati. Lui e la sua famiglia, e vale per ogni Podest, Consigliere, Camarlingo o Ambasciatore scoperto a commettere il delitto di baratteria, sono per spogliati di ogni bene posseduto, che diventano propriet del Comune che ha subito il suo malgoverno. Il suo nome viene reso conosciuto negli altri Comuni, e corre di solito da Pisa a Firenze, da Lucca a Siena, cos che nessuno di loro rischi di incaricarlo in tempi successivi. La soluzione per lui pu essere solo l'esilio. Accompagnato dal ricordo di sassate e legnate prese, che lasciano il segno sul corpo per molti mesi e per anni nell'anima nera, macchiando per generazioni il nome della famiglia.
Quando sono stati acquistati i Campi, sono state alzate mura ai confini del cimitero gi presente da secoli a sud della Chiesa, forse per evitare che gli stessi morti potessero udire quelle grida disumane, forse per rafforzare la norma che i condannati, impiccati o squartati, non potevano ricevere sepoltura in terra consacrata.
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Il giovane abbandona quei pensieri distogliendo lo sguardo dai Campi, scendendo dalla Torre vede sotto il suo Capitano... Capitano! Capitano Nanus! Cosa succede?
Muoviti, metti insieme le tue cose, scendiamo al campo! Ci sono novit? Ma cosa succede? Si va allo scontro. Nessun accordo. Ci sono stati gi dei morti ieri al Vergaiolo, non dei nostri. I soldati inviati l sono scesi nella Nievole e sono riusciti a rientrare passando dal Lago sui barchini a fondo piatto. Ci hanno portato le ultime informazioni che attendevamo. Ottime informazioni. Noi ora passiamo da Cozzile e scendiamo lungo la Cessana. rivolgendosi agli altri soldati Tenete le porte chiuse voi che restate al Castello. In venti, non di pi, pronti ad uscire da Porta Pieri. Se saremo sconfitti, e lo saprete per tempo, portate le famiglie su nei boschi alti, salite a nord della Verruca, ma non passate dal Ponte di Barano, salite ancora pi in alto. Dalle sorgenti sarete in grado di vedere se assaltano il Paese. Non potranno rimanere a lungo, le loro citt sono senza protezione.
Poi, di nuovo rivolto al giovane Non sarai fatto cavaliere. Non sarai tra i feditori. Eviterai il primo scontro. Osservando la reazione istintiva, uno scatto improvviso Non rispondere! Frena la tua lingua! Ti assicuro che avrai da combattere quanto desideri. Se vinciamo, come promesso, alla tua vestizione penser il nostro Signore. Ti aveva gi indicata la prossima primavera, dopo averti messo a comandare le guardie ai Castelli di Massa e di Cozzile, forse anche quello di Verruca se non sar pi un lucchese ad occuparsene, per il prossimo inverno. Lass sono forse stanchi di essere considerati ancora solo "stranieri"... Per combattere avrai tempo! Avrai modo! Ora andiamo, il Signore ci aspetta al campo del Borgo.
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Il giovane, deluso, si passa la mano sulla guancia rigata da un fendente guadagnato in terra fiorentina, di Lastra, in quella battaglia che gli apr definitivamente la via al mestiere delle armi. L, ancora assai giovane per partecipare a quelle stragi, uccise cos tanti uomini da non rendersi conto se il suo corpo ricoperto di sangue lo fosse per il suo o per quello dei nemici abbattuti. Il Capitano si era fatto convincere da un ragazzetto a farsi accompagnare, a lasciargli portare le sue insegne, a metterlo nella schiera dei suoi mercenari nella presa di Verruca, nonostante fosse tanto, troppo, giovane. Nelle campagne estive degli anni seguenti, e gi la primavera dopo nel Valdarno, lo aveva visto ancora come quel giorno, irriconoscibile, digrignare i denti come una belva inferocita, combattere senza mostrare timore di niente. Abbattere i nemici senza concedere n piet n scampo. Lo aveva visto sgozzare ragazzi come lui, scoprendo dopo che con alcuni di loro era stato pure compagno di giochi da bambini al suo paese e in quelli vicini. Un mostro sui campi di battaglia. Un essere completamente differente nei paesi dove siamo stati chiamati per le difese invernali, momenti di riposo. L riusciva presto a farsi ben volere dalla gente. Riusciva a sorridere. A parlare.
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Gi, a parlare. Nei primi tempi al servizio del Capitano non apriva mai bocca, nessuno riusciva a cavargli niente. Nemmeno quando un mercenario ubriaco lo prendeva a legnate, convinto di piegarlo e di arrivare a farlo cantare addirittura. Gli scorrevano lacrime silenziose lungo il viso, ma non demordeva. Un muto. Dopo quelle prime esperienze il Capitano decise di metterlo nuovamente alla prova, facendo comprare il suo servizio di mercenario da un mercante per evitare gli obblighi del figlio, che doveva servire nella campagna di un Signore l'anno successivo. Tratt il prezzo, che doveva comprendere la fornitura delle armi, scelte e fatte preparare dal miglior fabbricante di armi di Pistoia, che gli prepar i suoi ferri: la spada ad una mano e due pugnali. Lame gi spezzate due volte e fatte rifare identiche. Quella campagna si risolse in un unico scontro, breve dei feditori, ancor pi breve dei fanti. Ma anche l il giovane apparve trasfigurato. Una umana macchina da guerra. Il giovane mercenario, Francesco di Bonagiunta, cos battezzato nella fonte fuori le mura in devozione al Santo Poverello di Sisi. Da tanti, da sempre, conosciuto solo come "Cesco". Un corpo robusto, pi alto degli altri tracagnotti cavalieri mercenari, e sar un problema forgiargli un'armatura. Sempre ad addestrare s stesso e i suoi compagni d'armi. Tirare con arco, balestra, scure, spada...Prima ancora di vedere la sua ferocia in battaglia, gli altri mercenari hanno offerto il rispetto a Cesco, per la sua prontezza e disponibilit ad assisterli, per il suo sguardo fiero, deciso, e colmo di una serena dignit. Quella dignit bevuta col latte di sua madre, presa dagli occhi di suo padre, piegato e piagato nei lavori pi duri.
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Un continuo correre per vie e campi e perfino nuotare nel Lago, non si spiega altrimenti il corpo sempre abbronzato, condizione non certo usuale tra soldati di ventura. Capigliatura sempre arruffata; il volto rigato da un fendente, dono
di un nemico alla battaglia della Lastra. Fino da bambino abituato a correre, correre sempre, per aiutare nei lavori nei campi, in poderi degli altri, il padre Salvo. Uomo da lui amato, di pi, adorato; cos come le sorelle pi piccole, cos come sua madre.
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Cesco, il Capitano lo ha preso ormai come un figlio. Lui gli aveva parlato fino dal loro primo incontro della sua passione, della sua volont di diventare un soldato, di essere disposto a seguirlo, pure ragazzo, come porta insegne. Non gli ha mai parlato dei tanti giorni vissuti con la tavola vuota; delle carestie e del maltempo che lasciavano il padre senza i lavori nei poderi; dei frutti cercati nei boschi; delle erbe amare raccolte nei campi. Non gli ha raccontato la miseria, la fame pi nera.. .La sua, come di tanti altri ragazzi di famiglie senza terra, senza lavori, con stanze arrangiate lasciate in uso dalla carit di buoni cuori. Il suo Capitano non sembra un uomo che possa aver patito le medesime sofferenze. Il portamento, il parlare (non conosce altri mercenari capaci di dialogare in latino coi preti...), le armi portate, la meravigliosa cavalcatura. Tutto racconta di origini elevate, di famiglia molto ricca, se non nobile addirittura.
Nelle pacate difese invernali ai Castelli, la gente vedeva sempre un Cesco assai diverso dal mercenario. Occhi chiari che guardano limpidi, l'improvviso aprirsi del volto ad una luce solo in parte nascosta dalla barba. Si accorgeva dell'effetto che produceva e non voleva assecondarlo; la bocca si torceva allora in un ghigno e gli occhi diventavano fessure per evitare che un sorriso potesse scivolarne fuori. Dentro di s avvertiva sempre una eco, quel sordo brontolio della belva feroce, sempre pronta ad assaltare un nemico. In ognuno vedeva l'ombra che aveva portato la fame e la miseria; in ognuno i compagni di viaggio delle malattie che si erano presi coloro che aveva pi cari. E lui non era l a proteggerli. Dopo, la bestia era entrata in lui ancor pi assetata di sangue e vendetta, pronta a scattare non appena liberata, ad azzannare alle gole. Nei giorni di pace, nessuno nei paesi, nelle campagne, riusciva a sentire quel cupo, macabro, incessante, sommesso ruggire. Nessuno doveva neanche intuirlo. Nessuno.
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Cesco, con un segreto celato nel cuore, murato dentro l'anima. Un segreto nascosto anche al Capitano: Maria. Avere una sposa  il sogno, la mera illusione, di ogni mercenario.
In pochi arrivano alla vecchiaia, e quei pochi sono trasformati in miseri relitti. Per un giovane mercenario privo di sostanze, senza beni n terra, l'idea di cercare per s Maria  al di l di ogni speranza.
Cesco interrompe questi pensieri e chiede al Capitano Non andiamo in chiesa? Non passiamo per la benedizione? Come ogni volta prima di partire per una battaglia o per una spedizione, quando mille pensieri si accavallano, con la consapevolezza che alla partenza molto spesso non fa seguito il ritorno. Un rito, una preghiera, una benedizione.
I pi devoti davanti al prete sono i peggiori bestemmiatori tra i mercenari. Ma a loro serve, hanno bisogno di cercare, di illudersi di poter acquisire, una protezione divina, o forse hanno bisogno di raccogliere un perdono in anticipo rispetto a quello che sanno che andranno a fare. Oltre agli scontri in battaglia, con altri soldati, con diversi mercenari, gli assassini senza motivo, i saccheggi, gli stupri.
Il Capitano guarda il giovane e lo rincuora, se questo era lo scopo, di cui non  per convinto, non gli  mai sembrato troppo attaccato alle faccende di chiesa...
Il prete di San Michele verr da noi al campo, a Vacchereccia, a Compieta o prima del Mattutino. Gli altri preti e monaci, del Borgo e di Santa Maria in Selva, diranno messa per il Signore e poi benedizione per tutti. Ora saliamo a Codile. Assai prima che suoni il Vespro dovremo essere al campo.
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I soldati a piedi arriveranno forse poco prima di Compieta. Don Amato, il prete di S. Maria Assunta, rester in chiesa, fuori dalle mura, insieme al Podest che  investito per questo di poteri e guarentigie da Ambasciatore, per trattare, se sar necessario, la resa dei Paesi con il tributo da pagare e le somme dei riscatti dei paesani che risulteranno come fatti prigionieri. Riscatto da pagare, pr capite, se verificati vivi.
Il Podest conosce bene la sorte dei prigionieri condotti a Fiorenza, nelle carceri o messi ai lavori forzati nelle strade o, peggio ancora, negli orti a mescolare oricella e urine. Nessuno arriva ad un anno ancora in vita. Vuole evitare che vicino al Canto degli Aretini sia realizzato anche un Canto ai Massesi. Chieder di trattare con l'Ambasciatore di Pistoia, che conosce molto bene, dato che  suo fratello, perch siano condotti nelle loro carceri. Coster qualche fiorino in pi ma diversi di loro potranno essere riportati a casa in pochi mesi.
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Attraversano il paese risalendo la strada centrale, l'asse della lisca di pesce a cui sono attaccati come le sue spine i quartieri. In realt, pi che quartieri, come risultavano dalle ripartizioni delle citt edificate dai Romani, con i tagli fatti da Cardo e Decumano, come si trovano a Pisa, a Lucca, qui dovrebbero chiamarsi diversamente.
A quelli di S. Michele, Volata e Trebbio, si aggiungono Cessana e Castello. Fossero stato uno in pi potevano chiamarsi "Sestieri" (come gi sono in Fiorenza, in questo Anno del Signore), due in meno "Terzieri", come in tanti altri paesi e citt in Toscana. I Massesi li conoscono come le "Rogite", create per incardinare propriet ed estimati tra le Mura, che tutti oramai chiamano semplicemente le "Rote". Si sviluppano per poco pi di quattrocento passi, dalla Porta sud, quella che d sui Campi, alla Porta nord, qualche braccio sotto la Torre del Castello.
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Pochi passi dopo la Chiesa di San Michele, prima di sbucare in Piazza, si fermano davanti alla casa di Donna Chele di Tolosano. Dopo aver bussato, si affaccia Donna Chele Buona giornata Capitano Nanus! So che siete di partenza verso la Piana, entrate per un bicchiere di vino e per mangiare qualcosa, per il resto della giornata non credo che avrete molto tempo per i cibi. Vi ringrazio Donna Chele, accettiamo un bicchiere di vino ma non possiamo accettare di pi, il tempo corre gi veloce e restano molte faccende da sistemare a Massa ed a Cozzile, prima di scendere per la battaglia. Dopo aver bevuto insieme un bicchiere di vino Cesco, aspettami in strada, devo parlare con Donna Chele.
Il giovane si allontana e mentre si apre la porta per uscire allunga lo sguardo oltre le spalle della padrona di casa, intuendo un'altra presenza nella stanza accanto, percependone il profumo conosciuto, restando deluso per il mancato apparire di quella visione che da sola pu illuminare quelle mura.
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L'abitazione non appare modesta, anzi; gi nei vecchi statuti erano state dettate precise condizioni per riadattare le case e per edificarne di nuove negli spazi che residuavano dentro le Mura. Case e magazzini almeno a due piani, fino a quattro per quelle da costruire in guisa di palazzo; ognuna munita di almeno una cantina; pozzetti di raccolta dei putridumi; canalette per far defluire le acque negli scoli comuni.
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Negli stessi poderi che si volevano dotare di case, le regole erano tanto rigide quanto ben osservate, se si voleva evitare il rischio di dover disfare quanto fatto violandole. Donna Chele, saprete certamente meglio di me dell'affetto che lega Cesco a vostra figlia Maria, si conoscono e si parlano ormai da anni. Dopo la nostra presa del Castello di Verruca, ormai pi di dieci anni fa, con la venuta nei mesi successivi al Castello di Massa, dove mi hanno posto da Lucca come Capitano anche di Cozzile e di Verruca. Dopo la Battaglia della Lastra, dove Cesco, alla sua prima impresa da mercenario, ricevette in dono quel segno sul volto che spunta dalla barba, lo condussi qui, lo vedete ormai da pi di cinque anni.
Se Cesco non vi ha avanzato ancora nessuna proposta  per il timore di essere rifiutato; forse ritiene di non aver niente da offrire e che il suo mestiere non sia tra i pi adatti per avere una famiglia.
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Ho seguito ogni momento di questa vicenda, Maria me ne ha parlato fin dal primo loro incontro e cos accade ogni volta che si trovano, sempre in pubblico e con le forme ed il rispetto dovuti. Cesco voi dite... Mi pare sia stato preso a ben
volere non solo da lei, e per Maria direi qualcosa in pi di un "ben volere"; ma da tutto Massa, e so che pure a Coffile parlano bene di lui; forse per lo stesso comportamento che ha sempre tenuto qui. Nonostante il suo mestiere, molte madri accetterebbero volentieri una sua proposta di prendere in sposa una loro figlia. Ma da quello che posso capire, da quello che posso osservare quando li vedo insieme, mi pare che abbiano occhi solo l'uno per l'altra. Si illuminano i loro occhi e arrossiscono le loro guance, non saprei dire se la fonte del calore sia pi la timidezza o quell'accendersi... Prima che proseguiate Donna Chele vorrei dirvi come stanno esattamente le cose per Cesco, poi potrete riflettere e darmi una risposta.  con me da pi di dieci anni, dalla presa di Verruca, quando lo presi come mio piccolo vessillifero. Era impossibile non farlo vista la sua insistenza, nonostante fosse davvero solo un ragazzo, mi fece parlare pure con suo padre Salvo per convincermi. Tornati dalla campagna di guerra alla Lastra, scopr che la sua famiglia era stata cancellata dalla malattia portata in queste terre da un'altra compagnia di mercenari scesi dal nord, che non erano neppure riusciti ad arrivare al campo di battaglia, quasi tutti morti lungo il cammino.
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Con suo padre Salvo prima di partire, ormai gi al soldo da mercenario, erano stati a vedere un oliveto con una piccola casa che gli avrebbe comprato con i primi soldi guadagnati, e un altro pensiero lo riservava per iniziare a fare la dote alle sue sorelline Ticia e Caria, ancora bambine. Il colpo fu cos duro per Cesco che non volle pi rientrare nella casa dove viveva prima con la sua famiglia. Da allora lo presi definitivamente al mio servizio, riconoscendone le qualit lo promossi nei ranghi pi elevati tra i miei mercenari. Non lo sa neppur lui, ma io ho sempre fatto contratto con i Signori che abbiamo servito con l'impegno di essere pagati in fiorini. Il triplo della paga di un mercenario  previsto per i Capitani, il doppio per i loro Vice. Nei contratti che firmavo e vedevo solo io, Cesco  sempre stato indicato come mio Vice. Quindi possiede gi una somma considerevole di fiorini d'oro di cui  a conoscenza solo il Notaro, Ser Dato di Paialogo, dove ho fatto anche il mio testamento. In questo ultimo documento  previsto il lascito a favore di Cesco del Palazzo della Rota di Cessana, da me acquistato poco pi di due anni fa, quello che si trova poco sopra la Porta alla Fontana. Donna Vitia, la vedova di Giunto da Miniato, mi ha lasciato comprare la propriet in Massa, ad altri i terreni che possedeva fuori. Senza eredi, ha voluto vendere tutti i suoi beni e donare il ricavato alle Chiese di San Michele e San Iacopo in Codile.
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Inoltre, ho previsto che i miei fiorini siano divisi tra Cesco e Maria in parti uguali, cos che lei abbia una sua dote personale. Dato che Cesco non ha famiglia, e voi avete perso ad inizio anno anche vostro padre, Tolosano di Massa, che era rimasto da tempo come capofamiglia dalla morte di vostro marito, sempre se siete d'accordo, vi propongo che Cesco di Bonagiunta diventi anche il vostro capofamiglia. Questo lo convincer a metter fine al mestiere delle armi e gli impedir, dopo il matrimonio e dopo che risulter proprietario dei beni che io gli ho gi intestato, ed eventualmente di quelli della vostra famiglia, di poter essere nominato Comandante dei Castelli, perch dovr necessariamente entrare nel Consiglio del Comune. Il suo nome sar imborsato alla prima occasione, e ho potuto notare che  una buona mano quella che si occupa della tratta, i migliori nomi vengono sempre letti ed eletti... Per il mestiere, le conoscenze, le esperienze fatte sar nominato Magistrato per il controllo dei territori del Comune, delle guardie che devono essere garantite dagli abitanti di Massa, Coglie e Verruca, e sar l'unico riferimento per le guarnigioni fisse. Potr perfino accadere che alcuni mercenari, per il prestigio di cui gi gode tra tutti loro, decidano di restare come soldati al servizio di questi Castelli. Domani, diversamente da come sperava, non sar fatto cavaliere sul campo dal Signore, quindi non potr essere al mio fianco nella prima fila dei feditori. Lo metter a comandare i fanti al seguito della cavalleria, che di solito inizia e conclude le battaglie. Domani, ma non posso dirle molto di pi, ci sono buone possibilit che nessuno dei fanti sia chiamato allo scontro.
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Capitano, preferirei foste voi a ricevere la risposta, ad organizzare con il Notaro il contratto di matrimonio ed il resto. Cesco  come un figlio per voi. Forse di pi. Prosegue poi Donna Chele Per quanto riguarda la dote di Maria, ne possiede gi una solida. A dire il vero pi di una. Dina, vedova di Solimeno e Ciona, vedova di Giovanni di Pupigliano, mie parenti, nei testamenti lasciati, che furono scritti dal Notaro Ser Conte di Giovanni due anni fa, prima di partire per il loro pellegrinaggio per recarsi a Compostela, in Galizia, per pregare sulla tomba di San Iacopo, hanno nominato mia figlia Maria, loro unica nipote, erede dei loro poderi. Oltre ai lasciti per le Chiese di Massa e di Cozzile, e per questa pi alto poich dedicata proprio a quel Santo; ogni podere ha una casa, oliveta e castagneto e cantina in Paese. Passato un anno dalla loro partenza, come disposto, dopo aver preso possesso delle propriet, provvedo io stessa a continuare a gestirle affinch proseguano a rendere al meglio. Ci sono buone ragioni per le quali ho cercato di organizzare tutto per tempo. Se sar di ritorno, provveder con estremo piacere a tutte queste incombenze, altrimenti prendete contatto subito con il Notaro che vi ho indicato. Un'ultima preghiera per Maria da parte mia. Voi li avete visti quando si parlano e cos  capitato a me. Conoscete un Cesco, direi il Cesco dei tempi di pace, che  ben diverso da quello dei campi di battaglia. Se lo vedeste l non lo riconoscereste, cos come, temo, molti di noi soldati e me stesso tra i primi. Dovete far promettere a Maria, giurare se necessario, di non chiedergli mai delle battaglie che ha combattuto. Mai. E se dovesse vedere improvvisamente il suo sguardo incupirsi e perdersi, deve richiamarlo a s con tutta la devozione, con tutto l'amore di cui sapr essere capace. Nessuno pu sapere le conseguenze di una mente che ritorna l, in quei momenti, in quei luoghi, anche a distanza di anni. Vi saluto Donna Chele. Addio.
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Donna Chele rimase certamente turbata da quanto detto in chiusura dal Capitano, molto di pi dal tono e dal modo risoluto, duro, in cui aveva pronunciata la parola "Addio". Ad incontro finito, il Capitano ritorna in strada con Cesco e insieme riprendono il cammino verso Porta Pieri, alla fine della via che attraversa Massa, che fiancheggia la Rota di Volata da un lato e le Rote di San Michele, Castello e Trebbio dall'altro. A met della Rota di Trebbio hanno dato uno sguardo alla grande fornace dove lavorano i tre fabbri, i due ferrai e l'armiere: Pagnino, Ugolino e Vanni di Soldo. In quell'antro nero, pieno di polveri sottili che tutto ricoprono, le fucine ed i fuochi sono ora spenti. Anche loro scenderanno a Vacchereccia per servire come fanti. Con Vanni di Soldo, il Capitano e Cesco si sono dovuti arrendere su come armare i cives massesi. Di armi volevano solo la loro: la mazza. Non comprendono come possano maneggiare cos abilmente la frusta per battere il grano. Tutti capaci di farlo senza problemi. Contadini, muratori, artigiani visto che quasi tutti partecipano alla battitura, facendo roteare ed abbattere sulle spighe il duro bastone di legno legato al manico con la corda, e non siano in grado di ripetere le stesse mosse con un mazzafrusto. Si sono messi l'animo in pace alla vista dei contadini, creduti erroneamente pi esperti, che si tiravano addosso la palla di ferro (per fortuna e buona intuizione messa senza punte acuminate saldate sopra...) rovinandosi un braccio o un fianco. Niente da fare. Le mazze, solo le mazze. I tre sono riusciti a far loro adattare le roncole per mano di Vanni, cos da poterle utilizzare inastate; quel loro attrezzo con la "penna" buono per fare legna e fascine nei boschi, che sanno maneggiare bene sui due lati. Puoi incontrare un contadino senza un coltello, forse, mai senza il suo pennato appeso alla cintura.
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Dopo che il Capitano ha dato gli ultimi ordini alle guardie al Castello, riprendono a salire con le proprie cavalcature sulle pietre che restano della antica via romana, lambita da castagneti e quercete sul lato del Torrente Volata, dai campi di ulivi e di vigne sul lato che guarda a Buggiano. Fino a poche settimane fa, campi resi dorati dalle spighe di frumento e
grano, gi farina messa nei sacchi, sistemati al riparo, protetti dai topi, nascosti anche a possibili saccheggi. Le scorte in depositi conosciuti da pochi, il Podest, i maggiorenti del Consiglio, il Capitano.  stato un buon raccolto. Lo stesso promettono le vigne, ancora di pi gli ulivi, pieni di fiori in primavera, trasformati nei frutti ancora acerbi. Tra due mesi si avvieranno le macine ai frantoi gi ai torrenti, la Volata e la Borra, e per settimane non si interromper mai quello sgretolio incessante che producono le enormi ruote di pietra, con una calma monotonia che fa assopire, insieme al calore ed una brocca di vino. Si vedr quell'oro verde filare gi lentamente lungo le presse, con i torchi di quercia stagionata a farle gemere ad ogni giro dato in pi. I fuochi sempre accesi nei frantoi di olive o nei pi ridotti mulini di castagne; il primo olio che brucia in gola versato su un tozzo di pane; la farina di castagne assaggiata con torte cotte tra pietre rotonde, la pietra serena estratta nella cavaticcia sotto Balenaia, magari accompagnate con un pezzo di formaggio.
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"Questo  un paese nato dall'embrione di un accampamento militare romano. Uno sperone di roccia al cui culmine era
stato allestito il campo, il castrum. Tutti lo conoscono per il "Catrio". Come in molti casi simili, i soldati romani allestivano gli accampamenti dove si offriva una buona visibilit per controllare il territorio, e la roccia di Massa la offre: vedi Buggiano da una parte, Monte Catino e Montesommano dall'altra, tutta la pianura visibile fino ai Monti di Pisa, l'intero Lago di Gusciana. Un luogo facilmente difendibile, con a nord l'altro sprone di roccia, Cozzile, dove fu realizzato un posto di guardia. Quello che oggi si vede  nato allora per motivi militari, poi, vista la fertilit della terra e la facilit dei collegamenti, tutto  cresciuto; sfruttate le colline, da poche masserie con famiglie di veterani sono nati i villaggi. La prima torre  nata proprio sul Catrio, le altre nei secoli successivi, sotto al primo insediamento. Ma qual'era la ragione per cui i Romani sceglievano un luogo piuttosto che un altro? Era l'acqua. La possibilit di avere acqua corrente in abbondanza, pulita, buona da bere per loro e per gli animali. Sotto queste rocce c' una vena enorme, costante tutto l'anno. I Romani hanno lasciato in eredit l'acquedotto, che percorre tutto il paese da nord a sud, con cinque fontane a servire i cinque quartieri, con qualche tubo di piombo che poi da l si ramifica verso case ed orti. Hanno realizzato la fognatura, che corre sotto la strada. Pochi sanno dove  posato l'acquedotto, la lunga fila di tubi di cotto incastrati uno dietro l'altro. Ancora in meno sanno dove  stata intercettata la sorgente e realizzato l'enorme deposito. In tanti ci passano vicino ogni giorno, ma  invisibile ai loro occhi.
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 un segreto custodito, e tramandato, ancora meglio di quello dei depositi dell'olio, del vino, della farina. Nessuna famiglia fa la fame, da anni. Non  un fatto di poco conto. Per tanto tempo  stata una delle principali cause di morte, non solo a Massa, ma in tutti i paesi di queste terre. Ancora di pi lo era nelle citt pi grandi. Non si poteva liberamente cacciare nei boschi, pescare, coltivare la terra, raccogliere frutti o la legna, necessaria per i forni, per fare il pane. Tutto era propriet dei nobili che avevano nelle loro mani il destino delle famiglie che vivevano nei loro territori. Si dividevano la ricchezza con la Chiesa, che aveva, come ancora oggi in parte ha, poderi, boschi, sorgenti. Poche famiglie ricche, il resto a tentare di sopravvivere nella miseria. Il giovane mercenario  nato in un Comune, quando le regole erano gi state cambiate e ogni capofamiglia poteva contribuire al destino della propria comunit.
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Ad iniziare nelle Citt, prima i commercianti, poi le altre associazioni, degli artigiani, dei farmacisti, dei lanaioli....tutte hanno compreso che unendosi acquisivano forza e che i loro diritti potevano essere pronunciati ed affermati. Ognuno possedeva un esile filo da stringere in mano, tessuto dai propri interessi annodato alla propria attivit. Un debole filo che chiunque poteva spezzare. Unito ai fili degli altri, prima con quanti condividevano le stesse arti, mestieri e interessi, diventava una corda sempre pi robusta fino a raggiungere una tale solidit che nemmeno i Magnati nelle citt erano pi in grado di reciderla. Ogni Comunit si  resa libera, ha organizzato un proprio governo, ha definito come gestirlo, chi poteva partecipare, chi prendeva le decisioni, chi giudicava. Ogni Comune ha un proprio Statuto, definito in base alle effettive necessit: se ha boschi che possono dare frutti o legnami, se ha campi coltivati, fiumi o laghi in cui pescare. Per secoli il Lago di Gusciana  stato una riserva di Feudatari, di Conti o altri nobili.
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Ora  possibile, per i Comuni che si affacciano sul Lago, vendere permessi di pesca e di caccia ai capifamiglia oppure a quanti si sono associati tra loro per praticare insieme quelle attivit. Con dieci lire all'anno si acquistano tali diritti. Lo sfruttamento del Lago  meglio organizzato, ormai da decenni, sul versante di Fucecchio, dove i pescatori si sono ben presto associati tra loro e con centoventi lire l'anno acquistano diritti per venticinque o trenta capifamiglia. Di fatto, il valore dei permessi su tutto il perimetro del Lago  stato dettato dai fucecchiesi, con l'ulteriore vantaggio per loro di poter sempre rifornire il Comune e la Citt di Fiorenza, assai di pi di quelli che pescano in Arno. Pochi sono i pescatori massesi, abitanti di Traversagna e di Brusceto, non arrivano a cinque e ognuno di loro versa cos le dieci lire l'anno. La pesca e la caccia rendono comunque assai bene per tutti e consentono di ottenere cibi, specie il pesce, che possono con facilit essere conservati e messi a scorta. Poi ci sono la caccia e la pesca di frodo, fatte con le reti e le nasse, che sfamano molti altri. E un certo Cesco ne sa qualcosa...
Di ogni bene in queste terre, sia pubblico o privato, ne viene stabilito il valore e come deve essere difeso. Si pu essere squartati per aver abbattuto un albero da frutto, perdere gi una mano per il taglio di un ramo, mentre per aver ucciso un
uomo ce la si pu cavare con una borsa di denari lucchesi (il giovane sa bene pure questo, lo ha gi visto). E per gli "stranieri", tutti i non appartenenti al Comune, le pene sono sempre raddoppiate.
Non c' da stupirsi pi di tanto per questo, anche i boschi sono considerati sempre pi importanti dalla gente; un castagneto pu dare di che mangiare ad intere famiglie, consentendo di superare con minori difficolt anche gli inverni pi rigidi. I boschi di querce, ora che  possibile acquistarli a chiunque se lo possa permettere, vengono valutati, in certi Comuni, non per le superfici che occupano bens per quanti maiali sono in grado di ingrassare: venti, cento, cinquecento! Nonostante purtroppo accada che ci possano capitare periodi in cui le pestilenze colpiscono molto duramente, la popolazione cresce sempre di pi. Paesi e Citt si stanno riempiendo, si devono costruire nuove case. Massa, solo dentro le sue mura, conta ormai pi di mille persone; Cozzile, probabilmente presto, superer le trecento.
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Anche per questi aspetti, quello che forse un giovane mercenario non riesce a comprendere, perch la considera una
cosa normale, che ha sempre osservato,  che il migliore frutto dell'essersi affrancati da tante forme di servit  stata la possibilit di stabilire, per legge!, che non si deve morire di fame. Conosce lo statuto di Massa, o almeno ne vede l'applicazione pratica. Forse non si  mai chiesto il motivo della presenza di tanti orti in paese; anzi, perch fossero realizzati in cos alto numero in tutti i paesi e nelle citt che ha attraversato insieme al suo Capitano.
I capifamiglia possono citare a memoria gli obblighi di ognuno di loro a Massa: coltivare, per le loro tavole, almeno trecento cavoli, porri, agli e cipolle ogni anno, cos come vino e olio, le cui quantit vengono stabilite anno per anno secondo i possibili raccolti, decise in primavera. Quanto si debba riservare alla Chiesa in olio e vino. Le parti di raccolto da pagare in tributi... Un'altra legge, questa non scritta, ma viva ormai in tutti i Comuni  l'obbligo "di darsi aiuto reciproco", germogliata nelle prime forme di associazioni di arti e mestieri, in qualsiasi modo sia necessario provvedere."
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Il Capitano interrompe il suo pensare a voce alta. Ti faccio un semplice esempio, prima ti chiedo: quale differenza pensi ci sia tra chi ha gli orti sulla Rota della Volata e quelli che li hanno sulla Rota della Cessana? Ti vengo in aiuto, hai gli alloggi con gli altri soldati al Castello, c' chi dorme dalla parte della Volata e chi dorme dalla parte della Cessana...
Il freddo Capitano. La differenza  il freddo. La Volata  a tramontana e specie in inverno la differenza si sente giorno e notte.
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Bene, molto bene. Coltivare qualsiasi cosa da una parte o dall'altra fa differenza, come fa differenza essere esperti nell'alzare ripari, regimare le acque, decidere dove costruire... In questo caso l'aiuto reciproco  stato offerto da chi sapeva come difendere le colture dai venti invernali, da chi sa come impilare pietre a secco delle giuste dimensioni per creare un efficace riparo. Nella Rota di Volata non vivono famiglie n di carpentieri n di contadini. Ci sono il beccaio, il maniscalco, i lanaioli, i tre fabbri e gli altri che conosciamo. Chi sa come coltivare, o come realizzare orti protetti, ha provveduto per chi non era in grado di farlo. Cos come si preoccupano e provvedono, negli anni difficili, ad integrare le risorse di chi non arriva ai numeri richiesti con le proprie disponibilit. Ogni capofamiglia deve provvedere alla sua, ma tutta la comunit deve provvedere a s stessa nel suo insieme. Questo non significa certo aver creato luoghi in cui tutti vivono in armonia, si vogliono bene, si rispettano. Anzi, restano i rancori, le invidie, le faide che alcuni si portano dietro da decenni. Ma su certi principi, e combattere la fame  qualcosa che ha toccato tutti... Cos come per i passaggi delle malattie, quando la Nera Signora decide col suo falcione di fare messi con intere famiglie... Su quei principi, ti dico, tutti si adeguano, li rispettano, li mantengono vivi.
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A proposito di assistenza Cesco... portare i tuoi compagni d'armi a fare fascine e legna nei boschi per esercitarsi nei tiri con l'arco, la balestra, l'ascia... fargliele poi portare a spalla nei Paesi, lasciandole ai capifamiglia per i loro forni per cuocere il pane... oppure portare nei paesi libbre e libbre di pesce in dono, pescato come... non si sa come...!, quando queste cose sono fatte senza darlo quasi a vedere, senza farlo pesare a nessuno, diventano fili invisibili che arrivano a molte mani, poco a poco le legano a s e tra loro. Immagino che anche nella casa di Donna Chele la legna e le
fascine per il forno non siano mai mancate in questi anni... concluse con un mezzo ghigno, quanto pi vicino possibile ad un embrione di sorriso per il Capitano. Cesco allung le briglie al cavallo per farlo sopravanzare e non farsi accorgere del suo volto diventato paonazzo dal rossore.
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Castello di Coggile, 28 agosto A.D. 1315.
Dopo Ora Sesta, discesa lungo il corso della Cessana
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Il Capitano ordina le consegne alla guarnigione di Cozzile, inviando al seguito i soldati e la parte di paesani destinata al campo di battaglia, come gi disposto per quelli di Massa, di Verruca, e di tutti gli altri abitanti nel Comune, cos come prevede lo Statuto per chi abbia pi di sedici e meno di sessanta anni. Tutti scenderanno da Massa percorrendo il crinale che porta a Vacchereccia, per essere nell'abitato prima del Vespro. Gli abitanti nella Piana sono gi l, con le loro famiglie, da settimane, dal passaggio della Borra delle prime formazioni nemiche.
I due cavalieri iniziano la discesa lungo la Cessana per raggiungere il Borgo, dove li attende il Signore. Poco dopo incontrano il piccolo Castello (ma solo in apparenza lo ) che  stato eretto in mezzo ad una biforcazione del ripido corso d'acqua, che in realt accoglie fino a quaranta armati, con due piani interrati e resi invisibili, governato e rifornito dai Da Buggiano. L incontrano un primo frantoio, alle cui mura, a ridosso della strada a tratti lastricata che
scende verso valle, sono appoggiati due ragazzi, con delle mazze posate al loro fianco. All'arrivo dei cavalieri alzano la testa e salutano, Buona giornata a voi Capitano Nanus! Buongiorno a voi ragazzi, sapete chi sono? In queste terre non  difficile riconoscere il Capitano che reca insegne tanto singolari ed insolite rispetto alla fama che ha conquistato: una nera corazza di cuoio con una borchia di ferro con l'immagine di un Nano armato che cavalca un'istrice!
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Siamo in posizione gi dal Mattutino, Capitano, in attesa di ricevere l'ordine, col fuoco oppure alla voce, dai soldati del Castelletto. Alcuni di loro sono riparati pronti a proteggerci, altri si sono sistemati qui dentro il mulino, non si sa mai... Sorridono i ragazzi, con estrema prudenza e timore. E arduo vedere come un "nano", quel colosso d'uomo, una vera montagna quando  sul suo cavallo. Neri entrambi. Di manto, di crine, il Frisone, comprato quando fu nominato Capitano; il pi temuto cavallo da guerra, assai pi potente, robusto e infaticabile rispetto a tutte le altre razze. Nero di capelli, di volto, di umori, il Capitano. Gli occhi, anch'essi neri e senza espressione, fanno pensare ad un cuore che
troppe stagioni di dolore hanno reso di ghiaccio, con un lutto che ha spaccato l'anima in pezzi. Evoca uno dei Cavalieri dell'Apocalisse, ma non quello nero, che regge la Bilancia e reca Carestie; piuttosto quello che porta Pestilenze e Morte. Diventato mercenario, Nanus gioc la sua prima ed ultima partita a scacchi con la Morte. Perduta, senza forse neppure tentare mosse vincenti. Ora attende che la Nera Signora passi a riscuotere il premio, ad effettuare la finale mietitura. Da oltre vent'anni l'attende, ogni volta l'ha cercata vanamente in battaglia.
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Osservando i ragazzi farsi seri, per non lasciarli con un cupo timoroso ricordo di s, prova a raccontare loro. Molto bene! Le mie insegne sono nate dallo scherzo di miei vecchi amici, che se non fossero stati tali avrebbero rischiato di prendersi un colpo di stiletto o di pagare forti danni per quella che potevo interpretare come diffamazione da parte di pessimi sgherri senza rispetto e senza timore, che dopo due o tre brocche di vino perdono ogni pudore, sempre ammesso sappiano cosa sia. Poi me ne hanno spiegato anche il senso e ho accettato di miglior grado. Avvicinatevi. chiedendo di fare lo stesso a Cesco, apre le bisacce: Prendete questi pani e queste sacchette di castagne e fichi secchi.
Grazie Capitano! Che Dio sia con voi e...con noi! Il Capitano e Cesco riprendono il cammino in discesa, attenti a tenere salde le briglie per la difficolt data dalle tante pietre sconnesse. Con Cesco che non ha inteso molto del colloquio con i ragazzi, ma che evita di fare domande. Osserva ancora il suo Capitano, quasi privo di armatura, protetto di ferro solo con elmo, spallacci e schinieri, sul corpo quel blocco di cuoio nero con la borchia davanti, la spada e lo scudo. Ai cavalieri in armatura completa, assistiti dai palafrenieri, per salire e scendere da cavallo occorre la recita intera di un Miserere. A lui, motu proprio, basta un Amen!
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Ti racconter qualcosa della mia vita Cesco. Noto sempre come mi osservi interrogandoti in silenzio. Qualcosa, non tutto. Non sono figlio di un nobile, neppure sono cresciuto nel palazzo di un Signore. Mio padre era un Notaro, di quelli che percorrono a cavallo le terre dei Comuni che glielo concedono o gli danno incarico per fare contratti nelle case o innanzi ai palazzi dei Podest. L'ho seguito per mesi, per anni, accompagnandolo ed assistendolo nella sua opera. In terre pistoiesi, in quelle lucchesi. In queste stesse terre che, ora comprendi, conosco benissimo, come il contenuto delle mie bisacce. Pochi mi riconoscono, ero poco pi di un bambino allora, anche qui a Massa, e chi ha dubbi se li tiene per s, non rischia una domanda indiscreta, che potrebbe pagare con un orecchio che gli vola via improvviso dalla testa. La mia famiglia  di Pistoia ma nonostante Ser Notaro fosse Guelfo di Parte Nera, non ha patito, come tutti i Notai, del resto abili nel trovare i modi per essere lasciati salvi ed immuni, n le guerre con i Ghibellini, n quelle successive con i Bianchi. Dopo Campaldino decise di esercitare i suoi mandati solo in questa Valle delle Nebbie e nelle terre lucchesi. Non ne conosco fino in fondo il motivo, o invece forse lo so bene...per la sua bramosia di avere pi incarichi possibili in queste terre, come Notaro, Camarlingo, Ambasciatore o altro.
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A quel tempo, come per ogni appartenente a quelle famiglie, quale primogenito, il mio destino era gi deciso, da generazioni. Mi mise a studiare il diritto nelle scuole di Pistoia. L ho conosciuto, e con lui condiviso gli studi, Guittoncino
di Ser Francesco dei Sigibuldi. Il cui nome non ti dir certo niente.
Vi sbagliate Capitano, Cino da Pistoia. Cos  conosciuto in ogni Citt dove si insegna diritto. Ho assistito ad una sua lezione tenuta a Pistoia davanti il Palazzo del Podest. In realt lui era un discente, ma il suo docente pare preferisse far parlare Cino. E cos pare la pensassero anche diversi cittadini pistoiesi, venuti nella Piazza ad ascoltare la sua lectio. I nobili con le panche portate da casa dai servi, dietro la plebe tra cui io. Esponeva in latino, per gli studenti seduti sulle scale ai suoi lati, e traduceva ogni ragionamento in volgare per tutti gli altri. Sono riuscito a seguire, a capire quasi tutto.. .pi o meno....
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Bene. Io ho dovuto studiare molte materie: grammatica, logica, diritto romano, diritto canonico, latino, greco, qualcosa di arabo, gli Statuti dei Comuni dove avevo seguito mio padre e di cui mi sarei dovuto occupare a conclusione degli studi. Fino a quel momento, con lui mi ero limitato a raccogliere e mettere al sicuro nelle bisacce le sue imbreviature. Non sai cosa sono? Gli atti che preparava per compravendite, prestiti, testamenti, gli atti dei Comuni. Rientrato al suo
ufficio ne avrebbe vergate le copie ufficiali. Alcuni Comuni, e Massa tra questi, ne volevano una copia da conservare tra i propri atti, anche quelli tra privati che interessavano il suo territorio. Ma seguendo Cino ho appreso la differenza che corre tra docenti ignoranti e discenti sapienti. I primi troppo spesso hanno acquistato la cattedra per diritto ereditario o perch messi l dalla Chiesa, come monaci o come laici. I monaci, almeno, hanno studiato a lungo nei monasteri, conoscono il latino, essendo istruiti nella loro "arte" di predicare sanno insegnare. Una materia l'ho proprio vista nascere e l'ha inventata, se cos posso dire, proprio Cino, con le sue dissertazioni su ius commune et iura propria: il diritto della gente comune, le consuetudini... tutto quello che ha poi permesso di rendere legittimi, in grado di resistere ai contrasti dei giuristi dell'Imperatore e della Chiesa, le affermazioni di libert e autonomia dei Comuni.
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Quelle sono le fondamenta, le radici, la forza degli Statuti che i Comuni si sono dati, dei loro Consigli Minori o Maggiori, dei poteri di governo e giurisdizione, dei loro Podest e Magistrature. Pi nessun Vassallo, o Conte o Marchese o Vescovo ad imporre le loro leggi personali, a sfruttare terre e beni non loro per diritto divino. Ancora oggi non so se Cino sia riuscito o meno ad ottenere una cattedra, oppure sia ancora costretto a preparare le lectio agli altri "sapienti". I Signori, almeno molti tra essi, sembrano in questi tempi aver fatto buon viso ad un pessimo giuoco per i loro interessi, ma rispettano ovunque libert ed autonomie conquistate dagli uomini comuni. Questa pace diffusa, senza pi lotte permanenti tra Citt e Citt, tra Paesi e Paesi, a volte addirittura tra Quartieri e Quartieri, ha fatto crescere e rendere fiorente ogni territorio. Il commercio sempre pi esteso, i viaggi dei mercanti e delle loro mercanzie sempre pi sicuri, cos come i viaggi dei pellegrini. Con una certa approssimazione potrei dire che i loro possedimenti, che continuano ad avere in terreni e sfruttamenti a loro mantenuti, sono cresciuti di almeno cinquanta volte negli ultimi cento anni. Questo a leggere gli estimi che mio padre a volte recuperava. I fiorentini, con i loro fiorini finanziano quasi ogni Corte, compreso il Vaticano; i lucchesi esportano ovunque ed in quantit tali le loro merci preziose che i denari lucchesi lievitano cos tanto entro quelle mura, e pure fuori di esse, che pi di cento famiglie hanno eretto la torre sul negozio o sulla casa, come simbolo di prestigio, ricchezza e potere raggiunti.
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Ma la lezione pi importante che ho ricevuto da Cino riguarda quello che forse ha creato il mio nome da Capitano. Spiegando come dovremmo porci di fronte allo studio del diritto, lui prendeva a riferimento il giurista Bartolo da Sassoferrato, che citava il Maestro Bernardo di Chartres, il quale affermava che Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, cos che possiamo vedere pi cose di loro e pi lontane, non certo per l'acume della vista o l'altezza del nostro corpo, ma perch siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti. che ho imparato a memoria in latino, come una preghiera Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantea.
Grazie a Cino, ho fatto mio questo brocardo, e l'ho ripetuto cos tante volte in latino da diventare "Il Nanus" per i miei amici di allora. Vera ispirazione per me, non solo per gli studi di diritto, per il mestiere di Notaro; ma anche per l'altro mestiere al quale mi aveva indirizzato mio padre. Infatti, per ingraziarsi i nobili pistoiesi nella speranza, sempre rimasta vana, di essere riconosciuto ed accettato tra essi, nel frattempo mi aveva pagata la vestizione da cavaliere ed avviato alle pratiche militari.
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Anche in questo mestiere ho allora cercato i Giganti giusti dai quali trarre i migliori insegnamenti. Non solo dallo studio di trattati sulla guerra, greci, latini, arabi; particolarmente utili quelli dei mori dove si spiegano davvero le strategie militari. Allo stesso tempo cercando i migliori maestri d'armi, che mi istruissero nell'uso di tutti gli strumenti che possiamo sfruttare nel nostro mestiere. Per ferire o uccidere. Sono giunto poi a perfezionarmi in qualcosa che non imparano n i Cavalieri, n i Fanti e neppure tanti Signori: le strategie militari che partono dalla conoscenza dei territori dove devo ingaggiare battaglia, dalla perfetta conoscenza delle forze in campo, dalle motivazioni che determinano ad intraprendere un'azione di guerra. Ho dimostrato le mie teorie applicandole sui campi di battaglia e ogni Signore mi ha dato i meriti e dopo, soprattutto, i fiorini dovuti. Nella mia vita non ho conosciuto molti giganti, anzi, davvero pochi, ma Cino lo  di sicuro. Posso dire per di aver appreso una lezione altrettanto fondamentale riuscendo ora a distinguere tra chi sia in grado di insegnarmi qualcosa e chi invece si arroga conoscenze che non possiede e vorrebbe essere sempre omaggiato su un piedistallo. Appoggiare i propri piedi sulla presunzione, peggio, su una sconfinata ignoranza, equivale a pretendere di stare in piedi sopra un banco di nebbia.
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Il mestiere delle armi  poi diventato il mio, proprio grazie alle opere di Messer Notaro. Devi sapere che io amavo profondamente, corrisposto, una giovane pistoiese. Ci conoscevamo fin da bambini e le nostre famiglie sono state sempre in ottimi rapporti tra loro. La sua famiglia era ormai in attesa che presentassi la mia proposta di contratto di matrimonio, insieme a mio padre, quando scoprii che poche settimane prima proprio mio padre aveva rogato il contratto di matrimonio tra la mia amata ed un giovane nobile pistoiese, dicendo alla sua famiglia che io avevo rinunciato a sposarmi con lei. Pensare che lui stesso mi aveva dato il compito di redigere la bozza dell' instrumentum dotis, che  assai di pi di una promessa di matrimonio,  il contratto che sottoscrivono le famiglie dove in pratica il matrimonio  gi accordato; spesso usato quando il giovane e la giovane non hanno ancora l'et giusta, almeno dodici anni. Si sposano, ma ognuno rimane nella sua casa. Ben presto ho scoperto come erano andate le cose, il giovane nobile aveva offerto una cassa piena di fiorini d'oro a mio padre perch rompesse le trattative per il mio contratto di matrimonio presentandolo lui stesso alla famiglia, ad una giovane che aveva gi pi volte rifiutato di accettare le proposte di tanti nobili giovani o anziani, non solo pistoiesi, che fossero o meno sostenute da sonanti denari in oro.
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Con quell'operazione, da cui ha tratto un enorme vantaggio anche il padre della mia amata, senza minimamente considerare desideri e volont della figlia, Messere Notaro ha costituito le doti alle mie due sorelle pi giovani ed una specie di "dote" al mio fratello minore, facendolo entrare nelle fameliche grazie del Vescovo, che gli ha aperto non solo le porte del Seminario per una rapida carriera, ma che lo ha addirittura inviato in quello di Roma, al Vaticano, dove le carriere ecclesiastiche possono raggiungere velocit vertiginose. Non potrei affermare che il chiarimento con mio padre sia stato a carattere pacifico... Alla fine della mia esposizione ho giurato di non aver pi alcuna intenzione di proseguire nella sua "missione" di Notaro ma di intraprendere da subito il mestiere delle armi. La sua risposta  stata quella che avrebbe quanto prima provveduto a ripudiarmi come figlio, togliendomi ogni diritto ereditario. Da quel giorno non abbiamo avuto pi alcun tipo di rapporto. Le mie sorelle sono spose, molto ben sistemate, in Pistoia e Prato; mio fratello  gi arrivato ad essere Vescovo in qualche Diocesi vicina al Vaticano.
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Da quel momento non ho pi usato il mio nome di famiglia. I miei contratti, di mercenario prima e di capitano poi, li ho sempre firmati come Nanus, senza pi patronimico. Dopo qualche anno, gli amici rimasti, in considerazione della mia antica ispirazione dottrinale, delle mie vicende sui campi di battaglia e dei miei modi "gentili" di trattare con chi mi sta intorno, mi hanno fatto disegnare lo stendardo di guerra: un nano armato di lancia e spada che cavalca un istrice, dove io sarei sia il nano sia l'istrice, con l'iscrizione "Nanus Armatus. Aculeatum Ericium".
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Se mi  permesso Capitano, qual  stata poi la sorte della sua amata?
Quella creatura meravigliosa, ti assicuro di una bellezza e con dei modi cos...quelli davvero, nobili,  stata lasciata morire di parto, al quinto in cinque anni. Al racconto delle sofferenze che ha patito, e non solo in punto di morte, nelle peggiori mani che le potesse capitare, ti giuro che ho pianto. Tu non mi hai mai visto versare una lacrima. Mai! Su niente! Ma il Destino poi mi  stato davvero amico ponendomi sulla mia strada, come nemico sul campo di battaglia, proprio quel "nobile". Mi sono fatto riconoscere da lui, gli ho detto cosa lo aspettava e da vero arrogante e imbelle qual era non solo irrideva me, ma pure la memoria di quella creatura che aveva sposato non certo per amore. Diceva di averlo fatto solo per giuoco, per una scommessa con i giovani nobili da lei rifiutati in precedenza. Ghignava dicendo che dopo aveva avuto altre due mogli. Ti puoi immaginare Cesco, o forse no, quale sia stata la mia reazione. Con estrema calma l'ho disarmato, dato che in questo mestiere i nobili si rivelano in genere i pi disadatti, ma non l'ho trafitto immediatamente, per dargli una morte rapida e misericordiosa. L'ho tagliato a pezzi; prima le braccia, poi le gambe e con una torcia ho bruciato l'uscita del sangue ad ogni taglio, perch non perisse velocemente per dissanguamento. Le sue grida hanno fatto fuggire tutta la sua schiera. E hanno fatto interrompere la battaglia per alcuni momenti. Sono rimasto l. A fissarlo finch  spirato. I due cavalieri sono intanto giunti alla fine della strada che corre a lato della Cessana, proseguono nel tratto finale dei boschi che fiancheggiano il Torrente. Finita la discesa, guardano alla loro sinistra la collina su cui  arroccato il Castello di Buggiano.
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Avanzano al trotto, entrano nel Borgo. Soldati accampati ovunque, le stalle svuotate da mucche e buoi. Sono occupate solo dai cavalli con una decina di maniscalchi, fabbri e armieri indaffarati a sistemare ferri, le fucine a soffiare fiamme senza interruzione. Verso la selva di Santa Maria altre postazioni, fanti e cavalieri accalcati intorno alle insegne dei loro Capitani. Avvicinandosi al bosco qualcosa di strano si profila, un brulicare tra gli alberi. Solo facendosi pi sotto si rendono conto che sono tutti balestrieri. Due enormi gruppi, divisi tra loro, ognuno con i suoi colori. I balestrieri di Pisa e di Lucca. Sono centinaia, sistemati nella parte del bosco che oscura la vista dalla parte del Lago. Invisibili dalla Piana dove i nemici sono accampati, cos come dalle colline di Monte Catino e Montesommano, prese in passato e non diroccate dai fiorentini perch subito arrese. Il giovane osserva con stupore, non ne ha mai visti in cos alto numero. In nessuna battaglia a cui ha partecipato. A centinaia e centinaia sono distesi fasci colmi di quadrelli e verrettoni. Lo stupore si allarga in accenno di sorriso. Il Capitano lo osserva, pare riflettere se parlare o meno, poi attacca Ti vedo sorridere. Hai visto quanti balestrieri sono nella nostra schiera? E sono i migliori. I lucchesi hanno una rapidit di tiro ineguagliabile, con la balestra leggera stanno poco dietro gli arcieri.
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Ormai dovresti sapere come funziona. Ogni parte ha le sue spie, i suoi informatori, che sanno esattamente chi dovranno affrontare. Poi le informazioni possono essere fatte sopravvalutando oppure sottovalutando le forze, a seconda di come vogliamo siano intese dai nemici. L'inganno viaggia sempre insieme ai messaggeri.
Ti sembrano un numero altissimo. Hai visto i campi dalla Torre di Massa, sai calcolare le forze in campo. Ma, di sicuro rammenti, perch noi abbiamo combattuto anche con i loro Signori, cosa possono far scendere in campo Fiorenza
e Siena, a loro si  aggiunta pure Napoli. In queste settimane tanti conteggi sono stati fatti, serie di numeri sono stati resi ai Signori, da una parte e dall'altra. In pochi sanno quali siano quelli reali. Le forze davvero presenti, non solo negli accampamenti lungo il Lago, anche quelle nascoste nei boschi, dietro le colline. Come noi abbiamo i boschi di Cessana e Pescia pieni, cos loro ne hanno nella Nievole, pi indietro nell'Ombrone, a meno di mezz'ora di cavallo dal Lago. Ti dir come stanno davvero le cose, ma qui, ora, mi giuri che non dirai niente a nessuno, che terrai solo per te numeri e informazioni. Il giovane fa il gesto del giuramento solenne, si porta la mano sul petto, lato del cuore e china il capo. Noi abbiamo duemila balestrieri, pi del doppio dei loro, Siena e Firenze non hanno addestrato a quest'arma molti soldati, cercando di vestire pi cavalieri possibile.
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 con l'urto dei feditori, in genere con il primo, che si vincono le battaglie. Da l nascono le vittorie, da l iniziano le rotte dei fanti. La situazione che abbiamo davanti non ha precedenti. Nessuna delle nostre guerre si  combattuta con truppe schierate lungo un Lago e con fiumi ai lati; acque e campi, bada bene, che noi conosciamo fosso per fosso e che loro ignorano. Oltre la met delle loro truppe sono accampate nel punto peggiore, glielo abbiamo lasciato come punto forzato piazzando prima del tempo il nostro, prima ancora che le loro prime formazioni scavallassero il Castello di Serravalle. Se fossero avanzati subito, senza fermarsi ad attendere il resto delle loro schiere, ci avrebbero subito sbaragliati. Nei primi giorni nel nostro campo non c'era quasi nessuno. Ma la sua posizione, su quel pianoro rialzato, rendeva impossibile rendersi conto di quanti nostri uomini fossero gi l. Il giovane pare trattenere il respiro, il tono del Capitano non pare presago di ulteriori buone informazioni. Abbiamo cinquecento arcieri, tanti quanti ne hanno loro. Come ti ho gi detto, duemila balestrieri, loro poco pi di novecento. I mercenari hanno numeri esatti, devono essere conteggiati senza errori per metterli in conto ai rispettivi Signori. Cos vale per i cavalieri, ogni casata sa esattamente di quanti ne dispone, a cui si aggiungono quelli vestiti sul campo di battaglia prima dello scontro, che sono sempre solo qualche decina. I Comuni indicano nomi e numeri dei cives che mettono a disposizione. Artigiani, commercianti, contadini, gli appartenenti a gilde e compagnie di arti e mestieri. Se non tornano a casa dalla guerra alle famiglie spetter il soldo; lo stesso che prende il mercenario per ogni giorno di battaglia. Se tornano alle loro case, non importa se sconfitti o vincitori, non avranno niente. Se perdono, con ogni probabilit non troveranno pi n una casa n una famiglia, se hanno fortuna troveranno qualcuno ancora vivo... Se vincono, hanno difeso il loro Comune, i beni, le terre, il lavoro... Tanto gli deve bastare. Questo lo sai bene.
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Lo hai gi visto accadere tante volte. Rimane in silenzio, annuendo, in attesa che si arrivi al resto. Noi abbiamo tremiladuecento cavalieri e ventiquattromila fanti. Loro hanno pi di cinquemila cavalieri e cinquantaduemila fanti.
I numeri cadono sulla testa del giovane come un colpo di maglio. Quando saranno tutti schierati alla luce del giorno sembreranno non finire mai. I numeri reali impressionano il giovane, una disparit cos forte fa apparire un solo destino possibile. Dato che ormai  certa la battaglia, e non comprende il motivo per cui non si  arrivati ad un accordo di resa risolvendola con qualche migliaio di fiorini d'oro, la sconfitta  certa.
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Il Capitano pare leggergli nel pensiero. In condizioni normali, come abbiamo vissuto altre volte, la disparit cos forte di forze schierate portava ad una pace obbligata, oppure alla scelta di far scontrare pochi cavalieri tra loro, a decidere diversamente l'esito della contesa. Ma qui, oggi, niente  normale, sono stati gi commessi dai nostri nemici errori non pi rimediabili, sono stati progettati ed organizzati interventi nella speranza, per me ormai una certezza, che quegli errori potessero essere commessi. Il giovane guarda perplesso il Capitano, d uno sguardo in direzione del campo nemico, che ancora di pi gli offre l'idea di trovarsi di fronte ad una moltitudine di nemici, oltre quelli invisibili, ancora nascosti nelle loro retrovie. A questo punto posso darti ogni spiegazione di come abbiamo preparato questa battaglia. Definendo una possibile strategia, nata come un getto di dadi che solo oggi ci mostrano numeri a nostro favore. Realizzando interventi che potessero sfruttare al massimo le uniche armi superiori a loro che possediamo: la conoscenza del territorio e le forze che ci offre la natura. Anzi, la pi grande forza, che i Romani tenevano sempre in massima considerazione, in grado di garantire la
vita: l'acqua. Quella potenza vitale domani dovr aiutarci a dare la morte a quanti pi nemici sia possibile. A molti altri dovremo comunque dare battaglia, tu sarai con me, alle mie spalle.
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Ci attesteremo sul crinale del Gamberaio, dentro Vacchereccia che sar controllata nel budello di strada incendiandone l'accesso cos da impedire il passaggio ai cavalieri. Sulla strada ogni casa sar difesa da fanti ed arcieri, dalle caditoie sar pronto a cadere olio bollente ed ancora rotoli di paglia incendiata se si render necessario bloccare un tratto superiore della strada. Da Vacchereccia scenderemo verso la Borra per combattere cavalieri e fanti che cercheranno di risalire la valle. Fuggendo. Fuggendo Capitano? Ma fuggendo da cosa? Forse saremo noi a dover fuggire. I nostri fanti lo faranno di sicuro, anzi lo starebbero gi facendo se conoscessero i numeri che hanno di fronte. Ogni volta  cos. Il primo, o al massimo il secondo scontro dei feditori ho visto che decide la battaglia, a quel punto quei fanti si danno alla fuga. Pochi tra loro sono veri soldati, molti contadini, artigiani, commercianti, tutti quelli inviati dai Comuni, spesso senza armi se non una falce, un pennato o una lancia fatta alla meglio, quasi sempre privi di esperienza in battaglia. Corrono fuggendo diretti verso le loro case. Inginocchiati alla prima immagine votiva o alla prima chiesa che trovano per ringraziare di riprendere in vita il cammino del ritorno.
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Hai notato qualcosa mentre scendevamo lungo la Cessana? Niente di insolito?
No, non mi pare. Un momento, forse s. I bottacci ai frantoi sono gi pieni, e sotto ogni cascata ci sono invasi che non avevo mai visto prima in Cessana, solo dove hanno fatto le pescaie per allevare i pesci li avevo gi visti, e quei ragazzi con le mazze hanno detto di essere l ad attendere un segnale...
Lo stesso  stato fatto nella Volata, nella Borra, nella Pescia, hai presente la portata della Pescia?, pure nel Fosso del Gamberaio, e i temporali dopo la Festa dell'Assunta hanno anche rialzato i livelli del Lago. Per non destare sospetti  stata fatta correre la voce che Uguccione, il Signore di Pisa, pagava la realizzazione di pescaie per aumentare gli allevamenti che gi possiede in Garfagnana, cos come hanno gi fatto in passato fiorentini, lucchesi e altri Signori nelle loro terre in Toscana. E in effetti questi lavori li ha proprio pagati lui... Ma ti manca una parte della risposta.... Dove ha fatto il campo il nemico?
Nella Piana, tra il Lago e la strada, a valle delle prime colline. Hanno trovato tutto il terreno perfettamente pulito dopo la mietitura di luglio, e le raccolte di verdure gi fatte; pure il taglio della cannella e del sarello gli ha liberato la vista sulla Piana e sul lago, dove ora nessuna barca pu avvicinarsi agli argini senza essere avvistata per tempo. Sono ben al riparo, coperti dalle mura degli argini della Borra e quelle della Cessana dall'altro lato. Se noi proviamo a passarle, dopo la selva di S. Maria siamo gi a tiro dei loro arcieri in campo aperto....Noi controlliamo il lato della Borra fino all'altura di Vacchereccia, ma ora so che sotto di noi, a poco pi di un miglio, c' una moltitudine di nemici in attesa... Ma cos' quella pianura? Non guardarla ora, pensa come  da novembre a marzo....
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Il giovane pare illuminarsi per un momento Il Lago si riprende quelle terre con le prime piogge...ma a novembre, non succede mai prima di novembre dopo che ha piovuto per settimane ed i fiumi sono in piena.... E noi anticipiamo novembre! Quelle terre sono in una depressione, quando la Gusciana se le riprende non ci sono meno di quattro o sei braccia d'acqua, in alcuni punti anche di pi. I nostri Ambasciatori hanno gi comunicato che accettiamo battaglia, che scenderemo in campo all'Ora Sesta. Cos faremo noi gi prima dalla collina del Gamberaio verso la Borra; saremo col grosso dei feditori. Difficilmente sapremo come andr a finire prima del Vespro. Se ha ragione Lucina io non lo sapr di sicuro, visto che non sentir i rintocchi dell'ora nona... e non per la distanza dal campanile di Massa....
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Il Capitano ripensa al suo incontro con Lucina... "Mi ha parlato chiaramente del mio Destino. Ci conosciamo troppo bene... Io so da dove viene e lei sa da dove provengo io. Lucina, appartenente ad una nobile famiglia, ricca di sue personali sostanze. Una bellissima figura di Madonna altera, quasi ieratica. Nei suoi sontuosi abiti, sempre privi di qualsiasi gioiello, incuteva rispetto e timore. Lei era un medico. Un vero medico! Che non solo aveva studiato a Salerno, la migliore Scuola in Italia, ma che era arrivata addirittura ad essere lei stessa docente di medicina. Poi, nonostante fosse ufficialmente appartenente ad un monastero, era dovuta fuggire nel momento in cui hanno cominciato ad eliminare gli spazi per le donne, a bloccarle nelle clausure, ad impedire ogni attivit da allora diventata appannaggio esclusivo degli uomini. Ha dovuto lasciare tutti i suoi libri, portando con s pochi dei suoi strumenti da medico, per timore di essere scoperta. Ha dovuto cambiare nome e fuggire in questo luogo sperduto, offrendo i suoi servigi come levatrice. In realt ogni donna di Massa e delle vicinanze sa bene che  in grado di curare e guarire molti malanni, non come quegli assassini dei cerusici, che io non voglio mai con me sui campi di battaglia. E ben altre sono le sue capacit oltre quelle di medico...
Ha detto di avermi letto negli occhi la mia vita e il mio Destino di domani. Ha avuta la visione di un'Aquila che cava gli occhi ad un Leone e ad una Lupa volando sopra un lago che ricopre e annega un intero esercito; ha visto due Orsi fuggire verso le montagne pi alte, con le orbite ormai vuote, gi azzannati da una Pantera, che poi riattaccava azzannando alla gola il Leone e la Lupa accecati....
Ha visto gi cosa accadr domani, e che io non vedr oltre l'ora terza... Avr parte nella vittoria ma non la vivr portata a compimento. Alla mia domanda su cosa accadr a Cesco mi ha solo risposto che per lui tutto dipender dal Cielo, se ci sar luce piena del sole non vedr quello del giorno dopo, se sar coperto avr forse modo di salvarsi. Quello che potevo tentare di fare da parte mia era di toglierlo dai feditori e cos far appena potr parlare con il mio Comandante." A quelle parole, sulla predizione per il Capitano, il giovane ha avuto un sussulto e ascolta con ancor pi attenzione il piano che sta illustrando il Capitano....anche per il suo Destino, Lucina si  espressa, anche se non in modo cos definitivo. All'Ora delle Lodi, tutti allo stesso momento, chi con i rintocchi delle campane, chi con i fuochi o alla voce, apriranno i bottacci ai frantoi e le pescaie lungo i fiumi e i corsi d'acqua dove sono state realizzate. Intorno al campo nemico saranno rotti gli argini ad est della Borra, fino a dove sono posizionati i nostri soldati protetti da noi, ad ovest della Cessana, a sud gli argini di Mezzo del Lago e della Pescia.  stato calcolato che nel giro di tre o quattro ore, o forse ancor prima, saranno colpiti dalle ondate di piena. Quasi nessuno  in grado di nuotare e nelle piene non ti salvi nemmeno se lo sai fare bene. Cavalieri e fanti saranno gi preparati per la battaglia, con le armature e le cotte in ferro.
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Per chi sar in mezzo non ci sar scampo. Ad attenderli in fuga ci saranno gli arcieri ed i balestrieri, schierati dalla selva di Santa Maria fino a dopo il Borgo, per due miglia almeno. Noi ci troveremo di fronte chi risale e fugge dall'alluvione e quelli che riusciranno ad attraversare la Borra, fanti e cavalieri che sono attestati ai piedi di Monte Catino e Montesommano, se decideranno di venire in soccorso di quanti si staranno salvando dalle acque. Verso di noi arriveranno tutti i feditori e i fanti che si saranno trovati ai margini del loro campo, che saranno in grado di accorgersi per tempo di quanto  accaduto. Penso che molti feditori, con le loro cavalcature, se riusciranno ad evitare la prima ondata di piena, ce li ritroveremo di fronte, pi o meno all'ora terza... Capitano, so che la cosa non vi procurer gran dispiacere, ma il cerusico non potr scendere a Vacchereccia per assistere la nostra gente, stamattina ha avuto un malore ed  ora bloccato a letto assistito dai suoi servi.
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Il Capitano pianta lo sguardo negli occhi di Cesco. Nessun problema. Avremo i medici lucchesi e pisani a disposizione. Loro qualcuno riescono a rimetterlo in piedi ogni volta; nelle mani di quei beccai travestiti la morte  assicurata e se mai mi vedessi colpito a terra moribondo avvicinato da un cerusico...pensaci tu a non farmi toccare. prosegue Ma.. .esattamente... cosa  capitato al cerusico? Cesco, a disagio nel dover raccontare, inizia Mi aveva chiesto di accompagnarlo dalla Vecchia stamattina... Ha incontrato Lucina! si illumina il Capitano, iniziando a sorridere Ed  stato "curato" da lei! ora ride apertamente  il terzo in cinque anni. E dimmi Cesco, anche questo avr dolori al capo per qualche giorno? stupito, inizia a replicare La Vecchia.... Taci Cesco! Non sopporto questo tuo tono di disprezzo per una Donna il cui reale valore  a voi tutti sconosciuto. Menti annebbiate dalle superstizioni e dalle maldicenze dei preti! Uno di questi giorni ti dir qualcosa di quella che tu chiami "La Vecchia"... Ora pensiamo ad incontrare il Comandante.
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Borgo di Buggiano, 28 agosto A.D. 1315 Ora Nona.
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Giunti nella Piazza del Mercato delle bestie, Cesco vede il Capitano immobilizzare il cavallo e fissare un vecchio in lontananza che tiene per le briglie un cavallo, si avvicina lentamente e lo saluta Buongiorno Ser Notaro Conte di Giovanni! Cosa fate in questo luogo alla vigilia di una battaglia? Non sapete che se finite in mezzo agli scontri potreste non fare a tempo ad esibire il vostro salvacondotto? Il vecchio si volta improvvisamente, impallidendo, riconosce il figlio che non vede da ben pi di venti anni, ma non osa rispondere chiamandolo per nome. Ne sono venuto a conoscenza solo ieri, sapevo degli eserciti fiorentino, senese e napolitano accampati qui da settimane. Ignoravo il fatto che fossero state consegnate dagli Ambasciatori le dichiarazioni per aprire lo scontro domani all'Ora Sesta. Da quello che mi  dato di sapere, il rapporto di forza  di pi di tre a uno in loro favore. Quello che non comprendo  come, in questo stato di cose, non sia stata negoziata una pace. Sar un massacro. Il vostro massacro.
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Sapete Messer Notaro, per quanto  dato comprendere a me, e di un minimo in queste materie sono a conoscenza, quello di cui si tratta qui non  tanto la vigilia di uno scontro tra eserciti, quanto lo scontro tra deliri di onnipotenza, che potrebbero aver attinto in modo micidiale non tanto il nostro campo, quanto quello che ci fronteggia. Per questo, a fronte di tale malanno, potrebbe darsi che il Destino riservi delle sorprese inaspettate e fin qui impensabili. Intanto vi inviterei Messer Notaro ad allontanarvi da questi luoghi. L'ora  gi stabilita ed  assai prossima. Ero qui solo per i Da Buggiano. Sono soggetti che non accettano di buon grado dinieghi o ritardi nelle date fissate per i loro contratti. Ad ogni buon conto, ho concluso quanto dovevo e penso di ripartire tra breve, verso un luogo pi sicuro.
Saggia decisione Messere Notaro! Il Capitano Nanus vi saluta. Spero per l'ultima volta in questa vita. Il Capitano si allontana da quell'incontro inatteso, seguito da Cesco, che non osa esprimere nessun commento sull'incontro tra il suo Capitano e Ser Notaro Conte di Giovanni. Ora sa chi  suo padre.
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Il Capitano non si volta indietro ma cupi pensieri gli invadono la mente "Forse comprendo ora la sua scelta dopo Campaldino, di venire in queste terre. Pi di vent'anni spesi a seguire ed osservare le gesta di un figlio da lontano, lasciando la sua sicura Pistoia. In quella figura sbiadita non c' pi niente della ricercatezza negli abiti e nel portamento, tesa a rincorrere una nobilt che lo ha sempre negletto. Niente pi di quella tracotanza quando ipocrisia e cupidigia lo avvolgevano come un mantello. Quel vecchio cadente e cos male in arnese non ha pi niente del vigoroso essere che amavo e ammiravo accompagnandolo in queste terre. Forse...a quei tempi...mi pareva un gigante. Oggi  l'ombra trasparente dell'uomo che ho odiato quando mi stilett la morte nel cuore, gelandomi l'anima. Quel mio saluto cos crudele...
Pi di venti anni di pentimento, senza il coraggio di tentare un riavvicinamento, di chiedere un perdono a suo figlio. Ora non  pi tempo di riconciliazioni. Non ho pi tempo. Ma non posso lasciare che sia preso in mezzo alla battaglia, che lasci qui la sua vita. Le battaglie non sono cose da Notari..."
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Cesco e il Capitano si avvicinano alle mura che incassano
le acque della Cessana nel loro attraversamento del Borgo, dirette verso il Lago, dove il Comandante delle schiere lucchesi, Castruccio Castracani, ha un palazzo a disposizione per organizzare la battaglia del giorno dopo. Si avvicina al Capitano Nanus, allontanandosi dagli altri Capitani, presenti per l'ultima riunione prima di ricongiungersi con i loro Fanti e Cavalieri. Mio Signore!
Ben arrivato Nanus! Ma rammenta bene che sono solo il tuo Comandante...
I lucchesi vi considerano gi Signore di Lucca, Castruccio! Vedremo cosa ne penser Uguccione dopo la vittoria... Lo prendo come buon auspicio allora! Siamo pronti per le decisioni finali e per prendere le posizioni stabilite. Mancavano solo le notizie dal Vergaiolo, buone oltre il prevedibile. L'arroganza e la presunzione dei nostri nemici hanno raggiunto vette insperabili. Nessuna difesa ai loro lati. Quasi tutti gli eserciti sono gi schierati nella Piana, con alle spalle gli argini bassi della Borra, a sud quelli del Lago e della Pescia, da questa parte quelli della Cessana. Tutti gli argini saranno rotti all'ora stabilita ed il Lago e la Pescia faranno arrivare l'ondata di piena dove le acque della Borra e della Cessana avranno gi reso il campo un pantano, impraticabile da cavalli e fanteria.
Tu sei deciso a schierarti per accogliere i fuggitivi verso nord con i feditori sulla collina del Gamberaio? L ci sar lo scontro maggiore, forse l'unico davvero massiccio a questo punto...
Certo mio Comandante, come abbiamo stabilito, per infliggere i maggiori danni. I balestrieri da questo lato spingeranno nella nostra direzione chi riuscir a risalire in terreno asciutto.
Molto bene allora! Alle Lodi partiranno i segnali, coi fuochi ed a voce dove serve, per aprire ogni chiusa e rompere gli argini maggiori.
Tra poche ore vedremo se la "follia" che avevo progettato per allagare Fiorenza con le acque dell'Arno, bloccandole alla Lastra, poteva avere buona sorte anche in quelle terre... Il Masso della Gonfolina  ancora l che mi attende... Mio Comandante, prima di prendere la direzione del mio campo, avrei da farvi due richieste. Dimmi pure mio Capitano, sai che ti considero il mio migliore investimento in battaglia: mi costi alla fine meno pagandoti in fiorini invece di denari lucchesi, perch mi chiedi solo gli uomini necessari alle tue strategie, e concludi nei tempi stabiliti. Quindi...
Nella Piazza del Bestiame, per servire i Da Buggiano,  rimasto preso e bloccato, in mezzo ai preparativi dei soldati, il Notaro Ser Conte Di Giovanni, che serve i Comuni di queste terre, cos come  tra i Notai nella vostra Lucca. Se possibile, dovreste farlo scortare da due armati almeno in direzione di Lucca, direi che passato il Castello di Uthano possa considerarsi al sicuro e proseguire oltre da s. Poi vi chiederei, diversamente da come avevamo ragionato, di non procedere oggi alla cerimonia di vestizione da cavaliere del mio Vice Capitano, Cesco di Bonagiunta, ma di concedergli, di ritorno dalla battaglia, il comando dei Castelli di Massa, Coffile e Verruca. Non mettendolo tra i feditori, considerato il piano di battaglia, non rischiamo di sprecare un buon comandante ed un futuro ottimo capitano da tenere al vostro servizio.
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Sta bene. Cos faremo. Dispongo subito la scorta per il Notaro. I Da Buggiano.. .il loro ultimo "scherzo" che hanno
giuocato in danno di Uthano e Viviniana, a Massa sapevo che avevate risolto per conto vostro, ha richiesto il mio diretto intervento per liberare gli ostaggi "invitati" ad una alquanto insolita "trattativa".
Ho loro schiarito definitivamente le idee comunicandogli che rischiano una quarta e definitiva demolizione del loro Castello, su cui poi sparger sale, come a Cartagine fecero, si dice, i Romani.
Domani far redigere l'atto di comando per il tuo Cesco. Un'ultima parola a tutti voi miei Capitani. I mercenari sanno bene per cosa combattono, anche se solo noi sappiamo davvero cosa accadr domani... Ma a tutti i paesani giunti in armi dai Comuni di queste terre  bene ricordare che hanno altre ragioni per lottare, oltre alla spartizione dei bottini, delle spoliazioni consentite, dei riscatti per i prigionieri che saranno divisi, che andranno in proporzione rispetto ai numeri garantiti e presenti; dopo naturalmente che Pisa avr preso i prigionieri, pi sani e forti, da mettere ai remi alle sue galere... Pare che Pisa consumi pi rematori incatenati alle sue navi che botti di vino in Citt... Risate dei Capitani, anche di quelli pisani consapevoli di questa fama della loro Citt.
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Dovrete ricordare a tutti i cives dei Comuni che sono qui con noi, che combattono per difendere le loro terre dai saccheggi, le loro famiglie da stupri e rapimenti, le loro libert... Che si ritroverebbero a servire Signori che non esiterebbero a farli ritornare nella condizione di schiavi. Infine esigo sia rispettato l'ordine per questa sera e per domani che i nostri soldati non bevano e non si ubriachino, avranno tempo di farlo a volont domani sera ed i giorni seguenti. Quanti saranno trovati ubriachi E QUESTO DEVE VALERE ANCHE PER I CAVALIERI, dovr essere posto in prima linea. Se balestriere o arciere in linea avanzata. Cavalieri e fanti insieme ai feditori! Che Dio sia con tutti noi!
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Abitato di Vacchereccia, 28 agosto A.D. 1315 Vespro.
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"Siamo usciti dal Borgo di Buggiano, fiancheggiando i piedi delle colline dove sono gi appostati arcieri e balestrieri, con qualche centinaio di cavalieri e di fanti. Un muro. Sar per loro come tirare agli uccelli acquatici sul Lago in tempo di migrazioni. Dovranno deviarli verso la Borra, verso il Capitano e i suoi feditori e noi dietro. L li riceveremo. L andr incontro al mio Destino" Risalendo il crinale del bosco del Gamberaio, lo trovano gremito di tutta la schiera dei feditori, cos come Nanus aveva richiesto, con i fanti posizionati nelle retrovie. Paesani e contadini sono gi quasi tutti sistemati nelle case dell'abitato, istruiti e pronti ad accendere balle di paglia per sbarrare la strada ai cavalieri nemici, bloccare e far imbizzarrire le loro cavalcature e deviarle verso la Borra nel tentativo, a quel punto, di tentare di fuggire verso le piane di Monte Catino e Montesommano.
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Le ultime famiglie di Vacchereccia, con le altre venute qui dalla Piana, si avviano verso nord, per rifugiarsi nel Castello.
Soldati e cives, scesi da Coglie e da Massa, sono ora riuniti con gli altri qui da giorni. Hanno smesso di parlare. Un silenzio irreale, carico, pesante, precede il tramonto di questa giornata. Molti di loro, specie i giovani che sono scesi qui tra grida e schiamazzi, non avevano mai visto tanti cavalieri e soldati armati. Tra i primi, chi  gi stato feditore e pi volte  scampato alla morte,  segnato, come fosse un dipinto: il muso pare di cuoio e rughe lo solcano, tanto profonde da rendere impossibile intuirne l'et. Le loro armature sono ancora posate accanto ai cavalli, in custodia ai servitori. Prima dell'alba ci sar la vestizione, loro sanno gi che non combatteranno dopo l'Ora Sesta. Sar molto prima...
Tanti volti conosciuti si incontrano, molti parenti tra loro; cercano di incrociare gli sguardi del Capitano e di Cesco al loro passaggio per gli ultimi controlli alle case, alle armi, a quanti sono distesi nei campi. I due non agganciano con gli occhi lo sguardo di nessuno, gi si stanno trasfigurando. Volti scuri. Si fanno ancora pi duri col passare del tempo. La luce del giorno si arrende veloce al nero che incombe, che scivola verso la Piana gi dai Monti Pisani, pare gelida lava che tutto ricopre. Il nero lo scorta questo silenzio.. .tutto pare sospeso in compagnia di questo silenzio...
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Abitato di Vacchereccia, 28 agosto A.D. 1315 Compieta.
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"Come previsto,  arrivato da Massa il prete di San Michele per la benedizione.  un rito che conosco e osservo ormai da tanti anni. I pi devoti in queste occasioni sono i peggiori bestemmiatori, o i pi crudeli poi nel campo di battaglia, per scannare, depredare, stuprare. Al di fuori di questo ultimo atto che ho sempre ritenuto osceno ed a cui non ho mai partecipato, per il resto divento come loro. Una belva, incontrollata e incontrollabile. Credo non ci sia assoluzione che tenga. N preventiva a questi crimini, n successiva trattandosi di atti ben studiati e premeditati. Non ho mai chiesto salvezza per la mia anima, non lo far questa sera. Mi segner con la croce, senza nessuna devozione, al momento della benedizione e finir l, per me, come sempre. Mi preoccupano i paesani, quelli che sono scesi fin qui senza alcuna idea di cosa li possa attendere. Accadr loro di tutto, da una fuga precipitosa gettando dietro s le misere armi che portano, ai pianti dirotti in ginocchio di fronte ai nemici, implorandone piet, che non riceveranno. Alle bestemmie che si leveranno
alte in Cielo da bocche che fino alla giornata di oggi non hanno mai saltato una delle ore di preghiera comandata. So di averli bene addestrati, hanno imparato a schierarsi a difesa tra loro, ad impugnare un'arma per il combattimento, a parare e schivare, primo modo di sopravvivere, e poi come colpire per fermare un uomo. Ognuno di loro, con maggiore o minore abilit, ha imparato a fabbricarsi arco e frecce. In verit a qualcuno ho poi vietato l'uso dell'arco, chi per assai pessima mira e chi per troppa foga e forza non potendo fabbricargli un arco in ferro battuto.
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Alcuni sono riusciti ad imparare l'arte di  lanciare la scure. Ora, ogni contadino sa difendere la propria casa. Da esili timorosi fili ho messo insieme qualche corda robusta, o almeno lo spero... Avevo gi notato come ogni casa nei poderi intorno a Massa e Codile sia a portata di voce di quella vicina, ognuna con una piccola campana appesa sotto al tetto. Nel tempo di una Ave Maria Gratia Plena si pu ricevere aiuto. Nel tempo di un Rosario pu arrivare dalle Castella un terzo di guarnigione, giorno e notte. La migliore prova di come funzioni questo sistema l'ho vista direttamente nell'ultima trovata dei Da Buggiano. Quando, cercando di coinvolgere, con le buone o con le cattive, i Comuni confinanti per rafforzare la sua guarnigione, naturalmente a spese loro, avevano invitato a trattativa alcuni Consiglieri dei Comuni di Massa e Cozzile e di Uthano e del Borgo di Vivinaia".... Due soldati erano stati inviati a Massa per fare da scorta ai Consiglieri Dato di Bonagiunta, Iacopo di Salvo di Benandata e Nuccio di Dato.
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I soldati erano rimasti ad attenderli prima dello sboccare dalla Forra che si apre poi alla vista della Torre di Cessana e da l si sono incamminati insieme in direzione di Buggiano. Fatti pochi passi hanno udito delle voci conosciute richiamarli, quelle delle mogli dei Consiglieri che li invitavano a fermarsi, chiedendo loro dove fossero diretti. Alla risposta che si stavano recando dai "Signori" Da Buggiano per intavolare una trattativa, chiedevano ai loro mariti se erano a conoscenza del fatto che la trattativa sarebbe per loro iniziata come ospiti delle prigioni del Borgo. Ai volti stupefatti veniva chiarito che gi da una settimana gli "invitati" di Uthano e Vivinaia erano l ospitati e che sarebbero stati rilasciati solo dopo essersi impegnati per le loro genti all'accordo, oppure dietro pagamento di un riscatto.
I due soldati cominciavano a dare segni di nervosismo, avvicinando le mani alle armi. Sapevano perfettamente che quanto riferito dalle mogli dei Consiglieri corrispondeva al vero.
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Come avete fatto a saperlo? chiede loro Nuccio di Dato. Le informazioni arrivano in Paese ogni giorno. Possibile che solo voi non ne foste a conoscenza? Giungono con i mercanti, i contadini, i parroci. Il Podest, almeno questo che avete ora in carica, ogni giorno si informa su tutto ed era solo in attesa di chi si sarebbe presentato. Saputo anche dell'invito, che con voi tre non aveva commentato, lasciandovi fare. Probabile ve ne sia chiesto conto alla prossima imborsazione...
Le tre Donne si volgono indietro verso Massa, da dove, con tutta calma, stanno arrivando dieci soldati della guarnigione armati di spade e balestre leggere. Si rivolgono ai due soldati, con tono severo e facce tetre.
Siete arrivati nelle strade di Massa, armati! Non vi siete chiesti il motivo per cui lungo il vostro cammino, dopo il primo podere che avete passato nel nostro territorio, ogni contadino si avvicinava guardandovi passare? Pensavate
sufficiente restare dentro la Forra, senza avanzare fin sotto le Mura di Massa, per non essere notati? Nel silenzio dei soldati buggianesi, proseguono Ora posate a terra le vostre armi, spogliatevi della cotta di maglia e lasciate pure le vostre calzature. Fate ritorno dai vostri "Signori", i contadini al vostro passaggio vi porgeranno i saluti del Podest, offrendovi dieci nerbate a testa, fino al confine con il podere della Necchia. Detto questo, appena spogliati delle armi e delle cotte di ferro, rimasti vestiti solo dei loro camicioni, li hanno lasciati ripartire e raccogliere i doni dei primi contadini.
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"Questa vicenda" prosegue Cesco nei suoi pensieri "oltre alle capacit difensive organizzate e rese efficaci, mi ha chiarito anche un altro aspetto su cui avevo sempre poco riflettuto: sul fatto che le Donne non limitano le loro arti e capacit solo intorno ai focolari, ma si mettono al servizio della loro comunit per raccogliere e fornire informazioni, dare suggerimenti nelle attivit, persuadere verso decisioni pi ponderate ed utili nelle discussioni che restano chiuse all'interno delle mura di casa. Un peso notevole pare lo abbiano avuto nel convincere i mariti a dotare i Castelli di guarnigioni ben difese, con spese ingenti, senza dubbio, ma che in termini di sicurezza hanno sempre ben ripagato, come quest'ultima vicenda ancora dimostrava. Massa conta ormai settantanove soldati al Castello, oltre al Comandante, venticinque a Codile e trenta sulla Verruca; dieci pure nell'abitato di Vacchereccia. Le Donne fecero riflettere anche sul fatto che le guarnigioni hanno bisogno di cibo, calzature, fabbri, taverne... Si tratta  pur vero di un modestissimo esercito, ma considerate le difficolt di accesso per chi volesse attaccare, risultato capace di dissuadere pi di un gruppo di mercenari sbandati. I Da Buggiano non hanno mai voluto dotarsi di una adeguata guarnigione, pur con le continue velleit di diventare, o farsi almeno appellare, "Signori". Gli scontri con le Dominanti, privi come sono sempre stati di forze e difese, hanno portato alla totale distruzione del loro Castello per ben tre volte in un secolo e poco oltre. L'ultima poco pi di venti anni fa. Evidentemente tali lezioni non sono state ritenute sufficienti a moderare le loro pretese.
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Non so quanti tra i paesani scesi qui, ma anche tra i cavalieri e i fanti, commetteranno l'errore di affogare nel vino
i loro affanni. Saranno i primi a cadere. Con maggiore gravit e rischio rispetto agli altri soldati anche per il fatto che il nostro Comandante di domani, Castruccio da Lucca, d sempre ordini assai precisi per questo. Chi sgarra finisce in prima linea.  Tutti quelli che conosco io non li guardo. Non li vedo pi....
Un'altra faccenda, sulla quale non trovo spiegazioni, pur avendone chiesto a tanti monaci e sacerdoti, e pure ad un paio di Vescovi,  di come sia possibile per loro benedire eserciti, che si stanno per scannare l'un contro l'altro armati, con la stessa medesima benedizione. Le risposte sono state le pi varie. Alcune pure strane, con Nostro Signore che prima della battaglia farebbe il conto di quanti giusti sono presenti nei rispettivi schieramenti, forse un richiamo alla Bibbia?, o di quanti si sarebbero confessati, oppure della somma delle elemosine versate dai soldati, pi facile questo conteggio sia fatto da parte dei preti.... Nessuna risposta mi  parsa mai convincente. N per i toni, n per gli argomenti proposti."
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Abitato di Vacchereccia, 29 agosto A.D. 1315 Mattutino.
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"Sento le campane del Mattutino, non so se sia l'eco di quelle di Massa, o quelle di Santa Maria in Selva. Comunque sia, a breve l'alba sar qui. Alzo lo sguardo al Cielo:  tutto un nero tappeto punteggiato di stelle. Nemmeno una nuvola. Da nessuna parte. Penso si compir il primo Destino indicato da Lucina per me... il primo messaggio  dato.
Ecco che spunta il sole, il primo raggio si abbatte sul campo nemico, pare immenso, disteso nella Piana, a ridosso degli argini del Lago e delle mura di Fiume e Torrenti. Da questa torretta nell'abitato di Vacchereccia osservo un fiume di riflessi, bagliori accecanti che riempiono il mio sguardo. Il secondo messaggio  dato. Il mio Destino si compir oggi."
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Di fronte alla Piana, 29 agosto A.D. 1315 Pochi momenti prima delle Lodi.
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Tutto sta per compiersi...
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"I Signori, fedeli e assoldati, hanno chiamato a raccolta, oggi si rinnova la pugna di fanti e cavalieri, sul campo, che era di grano. Dall'alba al tramonto.
Seduto davanti ad un fuoco cerco, invano, un poco di calore mentre affilo le lame, compagne di vita.
A meno di un miglio da qui, osservo altri fuochi, immagino mani affilare altri ferri: come le mie, attendono l'alba, tese, per il prossimo, per me ultimo, scontro.
In questa notte anche il cielo mi pareva sospeso, incombeva fino a poche ore fa, rifiutando qualsiasi luce, di luna o di stelle.
Scorro la pietra lungo le lame, spada e pugnale, fratelli fedeli.
Riflessi di fiamme mi porgono rivoli rossi, di carni trafitte con grida strozzate, sangue vermiglio inchiostro per scrivani di storie infami.
La bella stagione per me non era tale, era il tempo che spalancava il sipario ai teatri di guerra, si lasciava alle spalle gli inverni di scorte o di tranquille difese al castello.
Ora i Signori devono di nuovo misurare le forze, col soldo, pagano uno strumento di morte ormai ordinario, chiamano a raccolta, suonando fiorini, l'animale mercenario.
Scorro la pietra lungo le lame, evoco ancora riflessi di gole tagliate, a volte la piet, con lo stesso suo sangue, mi ha fatto segnare una croce sulla fronte bagnata, pi spesso, come bestia impazzita ho assaltato e sul volto del nemico morente ho perfino sputato.
Le braccia e le vesti insozzate di rosso, quante volte si  mischiato il mio con quello di amici e nemici, lo stesso colore, un identico dolore.
Poi i bagni nei fiumi o nei laghi, a cancellare ogni traccia di linfe versate, con rabbia, di fieno o di sabbia frustare la pelle, per scacciare, vanamente, ogni traccia.
Ogni fuoco di sera, da pi di dieci anni, richiama i riflessi di vite troncate, mi costringe dopo a tentare di affogare i ricordi nel nettare vermiglio.
Nessun liquore  mai riuscito a lavare via quel sapore ferroso che ricopre le braccia e riempie le narici. Nessun corpo di donna ha avuto abbastanza calore da vincere quel gelo di morte.
Scorro la pietra lungo le lame, guardo i compagni che bevono vino, superfluo  stato l'ordine dei Capitani: la paura, che stringe ed arde la gola, costringe a bere senza sosta, per dimenticare l'ultimo assalto di ieri, per non pensare a domani.
Dieci anni di guerre hanno indicato l'errore: chi parte ebbro in battaglia  il primo a cadere.
Scorro la pietra lungo le lame, il prete ha gi chiamato per benedire, con i ferri, la bestia nell'uomo che deve partire, in nome di un Dio cristiano.
Serro le lame dentro i miei pugni, un miglio pi avanti si offre di Dio la stessa razione, un prete "cristiano", per un altro Signore, promette salvezza nella medesima benedizione.
Scorro la pietra lungo le lame, troppo spesso sui campi di morte ho incrociato gli sguardi di volti a me noti, compagni di giochi infantili, parenti, paesani, di fronte ci pose la fame pi nera, non avevamo una diversa sorte.
Nessuno di noi, ne sono ormai certo, dichiar fedelt al Signore di turno ( il quarto che servo), al vessillo dipinto e ornato di motti ai pi sconosciuti, furono giuramenti ad un giaciglio, ad un tozzo di pane, creduti sicuri.
Scorro la pietra lungo le lame, troppe volte ho sentito quest'aria di ghiaccio, quando la peste mi lasci solo al mondo quando la febbre mi condusse al delirio quando il sibilo di una lama mi disegn questa ruga sul viso.
Scorro la pietra lungo le lame, la fiamma ora cede alle braci, come il nero orizzonte comincia ad arrendersi all'arrivo del giorno.
Ordini secchi rompono il primo mattino, un controllo ai finimenti dei cavalli di nobili e cavalieri che anche oggi, in lucenti armature, cavalcheranno, resi cechi da quei lampi dei ferri, che da sempre illudono e ammaliano chi sogna di diventare leggenda, preparando il raccolto alla beffarda mietitrice.
Guardo occhi di fanti velati dal vino, so gi concluso il loro cammino, e pupille infiammate di giovani illusi di fare la storia.
Facce dure, rese pi scure da fango e carbone, le accompagna un tanfo di marcio che ammorba l'aria. In altre giornate avrei respirato profumi di muschio e di fiori, a caccia, di frodo, nei boschi, al lago, a tendere reti o calare le nasse, avrei offerto la mia faccia rigata alla luce dell'alba, avrei risentito il vero calore.
Per dieci volte ho lasciato l'inverno, quello del tempo speso a sanare le troppe ferite, partito da distese fiorite, ho aperto la strada all'inferno.
Scorro la pietra lungo le lame, cercavo nel campo nemico un segno, che un bagliore mi mostrasse il ferro dov' gi impresso il mio nome, da cento riflessi mi  arrivato il primo raggio di sole.
Ripongo la pietra, ultimo tocco ai ferri fedeli,ora so che di questo nuovo giorno non vedr l'imbrunire, tra i ferri ed i fuochi sar la mia fine, per pochi fiorini cadr un altro mercenario, e sar senza gloria."
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FINE
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Ringraziamenti.
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Grazie a chi si  prestato con affetto per dare una ripulitura al testo, lavoro utile e necessario quando si cominciano a superare le decine di riletture, con i refusi che hanno oramai appreso l'arte del mimetismo: Claudio "Puce ", Claudio "Pesco ", Stefania, Laura, Chiara.
Al Prof. Alberto Maria Onori, gi autore della pubblicazione storica su Massa e Cozzile Storia di una Comunit, consultata senza ritegno al limite del saccheggio lanzichenecco. Per la sua paziente, impagabile ed imprescindibile consulenza scientifica, storica e letteraria.
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Grazie alla "Stamperia Benedetti ", degli amici Roberta e Rudi, con l'autorevole marchio Il torchio di Gino e Artidoro, dove  possibile parlare di vicende personali e "sentire" ancora la Storia.
Alla preziosa consulenza artistica donata da Rocco Normanno e Franco Bonelli, quest'ultimo pure sfruttato per gli eccellenti suggerimenti sui personaggi e per la ottima conoscenza delle nostre comune radici.
Grazie alla ma Claudia, per lo stimolo, la fiducia, l'incitamento ad aprire quanto  stato forse troppo tempo chiuso. Dare respiro consente di portare anche luce negli angoli pi bui. A rimuovere, a rileggere.
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FINE.